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La lenta accettazione dei nuovi anticoagulanti orali in Italia: analisi critica di un problema

Giovanni Luca Botto, Claudio Cuccia, Edoardo Gronda, Federico Lombardi, Maurizio Lunati, Antonio Maggi, Ferdinando Maria Massari, Giuseppe Musumeci, Fabrizio Oliva, Luigi Oltrona Visconti, Cesare Proto, Enrico Pusineri, Walter Ageno

RIASSUNTO: L’introduzione degli anticoagulanti orali non antagonisti della vitamina K (NAO) nella pratica clinica ha rivoluzionato la terapia di prevenzione degli eventi tromboembolici nei pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare e rappresenta indubbiamente uno dei più importanti progressi in medicina cardiovascolare negli ultimi decenni. I NAO, a fronte di una comparabile efficacia rispetto agli antagonisti della vitamina K, permettono di superare molte limitazioni di questi ultimi, in quanto presentano un minor numero di interazioni farmacologiche e un effetto anticoagulante prevedibile che permette una somministrazione a dose fissa senza necessità di monitoraggio. Tuttavia, la penetrazione dei NAO nel mercato italiano appare più lenta di quanto sarebbe stato previsto sulla base del loro utilizzo in altri paesi europei.
Obiettivo di questa rassegna è quello di analizzare criticamente le ragioni di tale limitazione, mediante l’utilizzo della “nominal group technique”, metodologia che permette il raggiungimento formale del consenso.