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Le relazioni tra peptidi natriuretici e antagonista della neprilisina: ovvero quando la semplificazione clinica affronta la complessità dei sistemi biologici

Giuseppe Di Tano, Aldo Clerico

RIASSUNTO: L’uso dei peptidi natriuretici nella gestione dello scompenso cardiaco è ormai ampiamente codificato. L’andamento dei valori di peptide natriuretico di tipo B (BNP) e del frammento N-terminale del proBNP (NT-proBNP), considerati clinicamente similari nel follow-up dei pazienti con scompenso cardiaco cronico, oltre ad essere un accurato indice prognostico ed un precoce segno di instabilizzazione clinica, è una potenziale guida all’ottimizzazione terapeutica. Recentemente si è dimostrato come il sistema dei peptidi natriuretici sia molto più complesso ed articolato di quanto inizialmente ipotizzato, oltre che condizionato dai metodi di dosaggio utilizzati. D’altra parte i recenti positivi risultati sull’efficacia di un nuovo farmaco con duplice effetto, antagonista dell’angiotensina II e inibitore dell’enzima neprilisina, l’LCZ696, hanno evidenziato per la prima volta, oltre alle interconnessioni esistenti tra il sistema dei peptidi natriuretici e quello della neprilisina, un diverso comportamento dei due peptidi durante la terapia con LCZ696. Scopo del presente articolo è quello di sottolineare la complessità dei sistemi regolatori del sistema dei peptidi natriuretici, in relazione ai sistemi di dosaggio e alle nuove implicazioni farmacologiche, fornendo ai clinici alcuni elementi fisiopatologici utili ad interpretare adeguatamente le variazioni dei livelli circolanti dei peptidi natriuretici nei pazienti con scompenso cardiaco cronico, in particolare durante la terapia con questa nuova classe di farmaci.