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DOI 10.1714/2674.27393 Scarica il PDF (39,9 kb)
G Ital Cardiol 2017;18(3):173



Un commiato

È stato per me un onore e un piacere (entrambi non formali) essere Editor del Giornale Italiano di Cardiologia nel triennio passato, e considero una fortuna e un privilegio aver avuto l’opportunità di collaborare con un comitato editoriale che ho voluto variegato (in termini di competenze e di età) e indipendente, oltre che, così come deve essere secondo le regole, rappresentativo delle diverse anime della Cardiologia italiana e della sua Federazione.

Voglio dunque ringraziare per questa esperienza gli amici Michele Gulizia, e poi Leonardo Bolognese e Andrea Di Lenarda, e soprattutto la squadra: Giuseppe Musumeci, Enrico Ammirati, Aldo Cannata, Benedetta De Chiara, Renata De Maria, Luna Gargani, Stefano Ghio, Maurizio Lunati, Piersilvio Gerometta, Simona Sarzi Braga e Francesco Tona. Da ultimo, ma certamente non per ultima, desidero ringraziare Paola Luciolli, straordinaria segretaria editoriale senza la quale, potete starne certi, il GIC negli scorsi tre anni non sarebbe esistito.

Ai lettori giudicare se il Giornale in questi tre anni sia stato di loro interesse. Spero anche che lo sforzo straordinario di tutti (dell’ANMCO come associazione e come comunità, del suo Past President promotore dell’iniziativa, e dell’Editore) nel produrre e pubblicare la grande massa di documenti di consenso, anche a spese di un ritardo nella pubblicazione degli articoli spontaneamente presentati e accettati (ritardo per il quale mi scuso con gli autori, e con l’Editor e il comitato editoriale che subentrano) li abbia ripagati in termini di opportunità di aggiornamento, condivisione e discussione offerti alla Cardiologia italiana e non solo.

Quest’anno le mie condizioni professionali e familiari non mi permettono di seguire il GIC come merita, e lascio volentieri il compito nelle mani di Giuseppe Di Pasquale, che certamente possiede la cultura, la saggezza e lo spirito di iniziativa necessari per condurre il nostro Giornale. A lui e alla sua squadra il mio caldo augurio e la mia fiducia.

A tutti noi resta il quesito su dove va la Cardiologia del presente e del futuro, tra recupero della clinica e innovazioni tecnologiche, pressioni al contenimento delle spese e nuove opportunità di diagnosi e cura che a volte prendono piede in misura superiore o inferiore all’atteso sulla base delle evidenze disponibili, crescenti aspettative dei cittadini da un lato, e, dall’altro, una certa diffidenza verso le istituzioni e “l’istituzionale”.

Se fossi ancora l’Editor del GIC, forse vorrei aprire una pagina – un qualche canale di comunicazione, prima di tutto di ascolto – per i pazienti e i cittadini. Perché l’impegno, il lavoro, la curiosità, la ricerca, non bastano e non basteranno se non sappiamo trovare una via per costruire e mantenere autorevolezza, affidabilità, credibilità – per dirla in termini anglosassoni reputation – nell’era della cosiddetta democrazia della conoscenza.

Maria Frigerio

Past Editor