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G Ital Cardiol 2018;19(3):198



SCOMPENSO CARDIACO E CURE PALLIATIVE

Integrazione e gestione nella pratica clinica quotidiana

a cura di Massimo Romanò

Roma: Il Pensiero Scientifico Editore; 2017.

Ho accolto con grande piacere la richiesta di leggere e recensire il libro Scompenso cardiaco e cure palliative di Massimo Romanò. Credo che il testo vada a colmare un vuoto esistente sull’argomento della palliazione in ambito cardiologico e lo faccia con un’indubbia qualità dei contenuti, grazie all’esperienza maturata in questo ambito dall’autore ma anche al coinvolgimento come co-autori di figure di elevato profilo professionale nell’ambito delle cure cardiologiche e palliative. Il risultato è una sinergia e sintonia nel cercare di delineare il percorso di cura della malattia in fase avanzata e terminale. È soprattutto questo quello che è mancato per molti anni e che con difficoltà stiamo cercando di migliorare: la collaborazione tra due mondi professionali molto diversi e in passato distanti, con effetti negativi per il paziente e i suoi familiari.




Il cardiologo da una parte, protagonista di una disciplina interventistica, solito a grandi successi in termini di sopravvivenza nell’acuzie, che difficilmente accetta la sconfitta; dall’altra il palliativista abituato al paziente e ai tempi oncologici, più semplici e rapidi quando il destino è ormai segnato. Ricordo circa 20 anni fa il mio primo invito al congresso nazionale della Società Italiana di Cure Palliative come un episodio di divergenza e accesa discussione sulla tipologia delle cure e le modalità di interruzione dei trattamenti cardiologici. Fortunatamente molto sta cambiando e credo che questo testo potrà dare un contributo rilevante in termini di formazione e di crescita culturale per coloro che si occupano di scompenso cardiaco e che sempre più frequentemente si troveranno di fronte al fine vita. Il libro è molto esaustivo, affrontando temi clinici e tecnici, includendo le tecnologie cardiologiche più avanzate che portano con sé problematiche complesse come la disattivazione di un defibrillatore o la difficoltà di accompagnare un portatore di assistenza ventricolare meccanica in un luogo più consono rispetto al reparto ospedaliero super-specialistico; ma dedica anche spazio a temi fondamentali di natura comunicazionale ed etico-deontologica che costituiscono una costante nella gestione quotidiana di questi pazienti. Nelle modalità con cui i vari argomenti vengono affrontati è percepibile un’elevata esperienza clinica da parte degli autori, associata al rigore scientifico ma anche ad un profilo umano non usuale che può rappresentare un plus in questo campo.

È un testo quindi che consiglio di leggere a molti tra cardiologi, internisti, geriatri, palliativisti e medici di famiglia, per riuscire a parlare la stessa lingua, per imparare a fare ma anche a non fare, ma che soprattutto potrà aiutarci a collaborare e a condividere con i pazienti e i familiari un percorso difficile ed inevitabile, che possiamo rendere migliore in termini clinici, psicologici e sociali.

Fabrizio Oliva

De Gasperis Cardio Center

ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

Milano

e-mail: fabri.oliva@gmail.com