Gestione periprocedurale della terapia anticoagulante ed esiti intraospedalieri nei pazienti con indicazione a warfarin sottoposti ad angioplastica coronarica. Informazioni dal registro WAR-STENT

Luca Fileti, Alessandro Sciahbasi, Sabine Vecchio, Francesco Saia, Elisabetta Varani, Paolo Calabrò, Nicoletta Franco, Cataldo Palmieri, Michela Santi, Ferdinando Imperadore, Stefano Mameli, Michele Dallago, Alessandro Capecchi, Marcello Galvani, Giancarlo Piovaccari, Andrea Rubboli

RIASSUNTO: Razionale. Nei pazienti con indicazione alla terapia anticoagulante orale (TAO) con warfarin, la gestione della TAO periprocedura di angioplastica coronarica (PCI) non è tuttora pienamente codificata. Per indagare la pratica clinica e gli esiti di una strategia di prosecuzione vs interruzione periprocedurale del warfarin, associata o meno a bridge con eparina a basso peso molecolare (EBPM) abbiamo esaminato il database del registro osservazionale, prospettico, multicentrico italiano WAR-STENT. Materiali e metodi. Il registro WAR-STENT è stato condotto nel 2008-2010 in 37 centri italiani ed ha incluso 411 pazienti consecutivi in 157 dei quali era disponibile il valore di international normalized ratio (INR) periprocedurale. In relazione alla strategia di prosecuzione vs interruzione periprocedurale della TAO utilizzata, i pazienti sono stati suddivisi in gruppo 1 (n = 106) e gruppo 2 (n = 51) rispettivamente, e confrontati tra loro. Risultati. Le caratteristiche basali dei due gruppi sono risultate sovrapponibili. Le indicazioni più frequenti alla TAO e alla PCI erano la fibrillazione atriale e le sindromi coronariche acute rispettivamente. Il valore medio preprocedurale di INR era significativamente diverso tra il gruppo 1 e il gruppo 2 (2.3 ± 0.4 vs 1.5 ± 0.2; p<0.001), mentre non differiva l’impiego di farmaci antitrombotici, eccezion fatta per l’EBPM che, seppur limitata al solo 14% dei casi, è stata usata significativamente di più nel gruppo 2 (14% vs 2%; p=0.006). L’approccio radiale è stato usato significativamente di più nel gruppo 1 vs gruppo 2 (72% vs 45%; p=0.002). L’incidenza intraospedaliera di complicanze emorragiche maggiori è risultata confrontabile nei gruppi 1 e 2 (4% vs 8%; p=0.27), come pure quella di eventi cardio-cerebrovascolari avversi maggiori, definiti come la somma di morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ri-rivascolarizzazione del vaso trattato, trombosi di stent, ictus e tromboembolismo venoso (6% vs 6%; p=0.95). Nei pazienti del gruppo 1 trattati per via femorale vi è stata una tendenza ad una maggiore incidenza vs gruppo 2 di complicanze emorragiche, peraltro minori e limitate all’accesso vascolare. Conclusioni. In pazienti non selezionati con indicazione a TAO con warfarin e sottoposti a PCI, le due strategie di prosecuzione vs interruzione periprocedurale della TAO (essenzialmente senza somministrazione bridge di EBPM) appaiono sostanzialmente sovrapponibili in termini di efficacia e sicurezza. In considerazione della superiore praticità andrebbe quindi generalmente preferita la prosecuzione della TAO, con la possibile eccezione dei pazienti nei quali è richiesto l’approccio femorale per la procedura.