Ipotensione ortostatica e ipertensione supina: guida pratica a diagnosi e terapia

Umberto Pensato, Enrico Strocchi, Pietro Cortelli, Claudio Borghi

RIASSUNTO: L’ipotensione ortostatica è una condizione medica, spesso misconosciuta, potenzialmente invalidante ed associata ad una prognosi negativa. È fondamentale per un cardiologo conoscerla e riconoscerla per il suo ruolo come fattore predittivo di eventi cardiovascolari, per la diagnosi differenziale della sincope e per la frequente associazione con l’ipertensione supina. L’ipotensione ortostatica può essere secondaria a cause neurogene (disfunzione del barocettore) o non neurogene (disidratazione o iatrogena da farmaci). Nonostante una diagnosi eziologica fine richieda spesso strumenti di laboratorio che esplorino il sistema nervoso vegetativo, per una diagnosi di primo livello sono sufficienti l’anamnesi e uno sfigmomanometro. La gestione terapeutica dell’ipotensione ortostatica è molto complessa, soprattutto alla luce dell’associazione in circa la metà dei pazienti con l’ipertensione supina. La terapia deve essere quindi il risultato di un compromesso tra azione anti-ipotensivante e antipertensiva, con prevalenza di una sull’altra a seconda del momento della giornata (giorno e notte). La terapia non farmacologica, intesa come norme comportamentali da adottare ed evitare, e la revisione della terapia farmacologica cronica hanno un ruolo primario nella gestione dei pazienti. In questa rassegna affronteremo, con un approccio pratico, epidemiologia, eziologia, clinica e diagnosi dell’ipotensione ortostatica. Infine, grande spazio sarà dedicato alla terapia e prognosi dell’ipotensione ortostatica e dell’ipertensione supina.