Livelli di trigliceridi nei pazienti in prevenzione secondaria nel mondo reale: approfondimenti dal registro JET-LDL
Livelli di trigliceridi nei pazienti in prevenzione secondaria nel mondo reale: approfondimenti dal registro JET-LDL
Francesco Maria Sparasci, Luca Raone, Alessia Currao, Andrea Raffaele Munafò, Luigi Oltrona Visconti, Giuseppe Musumeci, Marco Ferlini
Riassunto. Razionale. Il riscontro di ipertrigliceridemia è comune nei pazienti con malattia coronarica (CAD) aterosclerotica e contribuisce al rischio cardiovascolare residuo. Nei pazienti con CAD e livelli di trigliceridi persistentemente elevati nonostante terapia ipolipemizzante ottimizzata, il trattamento con icosapent etile (IPE), vs placebo, ha significativamente ridotto il rischio di eventi ischemici. Lo scopo di questo studio è stato quello di quantificare il burden di pazienti “real-world” con ipertrigliceridemia nonostante terapia ipolipemizzante ottimizzata e di ipotizzare il potenziale uso di IPE come strategia terapeutica di prevenzione secondaria. Materiali e metodi. Sono stati utilizzati i dati del registro multicentrico ed osservazionale JET-LDL, che ha incluso 1095 pazienti con sindrome coronarica acuta sottoposti a rivascolarizzazione percutanea mediante l’impianto di almeno uno stent in 35 ospedali italiani. In questa sottoanalisi, sono stati analizzati i valori di trigliceridi durante l’ospedalizzazione indice e dopo 3 mesi di follow-up, e la loro relazione con i valori di colesterolo LDL. Sono stati inoltre identificati i pazienti potenzialmente eleggibili per la prescrizione di IPE sulla base dei criteri di inclusione applicati nello studio REDUCE- IT e dei criteri di eleggibilità/rimborsabilità dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Risultati. I livelli di trigliceridi al basale ed a 3 mesi di follow-up erano rispettivamente 109 (82.5-147) mg/dl e 98 (75-130) mg/dl. La riduzione dei trigliceridi è risultata statisticamente significativa (p<0.01) comparando le misurazioni appaiate nei pazienti. A 3 mesi, il 15.6% dei pazienti rientrava nei criteri di inclusione laboratoristici del REDUCE-IT, rendendoli eleggibili per IPE in base a questi parametri. In aggiunta, il 14.5% dei pazienti era eleggibile considerando i criteri AIFA per il suo utilizzo, mentre solo lo 0.2% rientrava nei criteri di rimborsabilità. Conclusioni. In una popolazione di pazienti “real-world” con sindrome coronarica acuta trattata con angioplastica coronarica percutanea, una quota non trascurabile di pazienti potrebbe beneficiare del trattamento con IPE; tuttavia, la sua prescrizione risulta essere molto limitata dagli attuali criteri di rimborsabilità.