ANTICORPI MONOCLONALI E INCLISIRAN:
ALLA RICERCA DEL PAZIENTE IDEALE

L’ampliarsi dell’armamentario terapeutico è un bene per il paziente, che può ambire a un trattamento sempre più personalizzato, ma può essere un male per il medico, che si vede obbligato a dover scegliere il più appropriato tra farmaci simili tra loro: fatica da poco, s’intenda, c’è ben altro che grava oggidì sulle nostre deboli spalle... Comunque sia, il caso degli anticorpi monoclonali alirocumab ed evolocumab e dell’inclisiran ben si presta a tale riflessione: le due categorie di farmaci condividono lo stesso bersaglio terapeutico (la proteina epatocitaria PCSK9), la via di somministrazione (iniezione sottocutanea) e la potenza (riduzione di oltre il 50% dei livelli di colesterolo LDL)1-3. Cosa cambia, dunque? Cambiano le modalità di conservazione, per esempio, in frigorifero tra 2°C e 8°C per gli anticorpi monoclonali e nessuna in particolare per l’inclisiran, cambia l’erogatore della terapia, il paziente stesso per gli anticorpi monoclonali e un operatore sanitario per l’inclisiran, per non dire della frequenza di somministrazione, quindicinale o mensile per gli anticorpi monoclonali e ogni 6 mesi, dopo le prime due somministrazioni, per l’inclisiran1-3. Forse è poco? Certo che no, le differenze sono importanti e possono indirizzare la scelta di un farmaco rispetto all’altro. Se la conservazione a temperatura ambiente dell’inclisiran rappresenta un vantaggio per chi si trovi frequentemente in viaggio (e questo è un contesto nel quale il farmaco viene abitualmente suggerito), la necessità di una sua somministrazione da parte di un sanitario reclama una complessità organizzativa che si può affrontare solo disponendo di precise risorse strutturali e professionali. Risorse che non sono scontate, quantomeno non in tutti i contesti e non rapidamente, specialmente ora, vista la carenza di medici e infermieri da un lato e l’incremento costante della richiesta di prestazioni dall’altro (viviamo oppure no in una società stanca, che i sociologi chiamano così perché basata sulla prestazione?)4.

In attesa che ciascun centro possa fronteggiare la somministrazione di inclisiran in un numero sempre maggiore di pazienti (e che i sociologi salvino la società dall’ossessione del successo e recuperino l’animal laborans alla facoltà contemplativa), a chi si potrebbe proporre il farmaco senza creare fastidiosi cortocircuiti organizzativi, che magari inducano a limitarne la prescrizione? È evidente che per un farmaco che deve essere somministrato da un sanitario non vi è paziente più adatto del sanitario stesso, e cioè di un medico o di un infermiere, ovunque si trovi, fosse pure in capo al mondo! I tempi cambiano, e se una volta ci si inchinava alle novità della scienza, oggi non resta che... inclinarsi alle comodità o scomodità di somministrazione: dopotutto “inclinarsi” è l’unico anagramma di inclisiran, vorrà pur dir qualcosa, no?

Andrea Rubboli1*, Claudio Cuccia2

1U.O. Cardiologia, Ospedale S. Maria delle Croci, Ravenna

2Fondazione Poliambulanza, Brescia

*e-mail: andrea.rubboli@auslromagna.it, andrearubboli@libero.it

BIBLIOGRAFIA

1. Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Praluent. https://ec.europa.eu/health/documents/community-register/2015/20150923132812/anx_132812_it.pdf [ultimo accesso 9 giugno 2024].

2. Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Repatha. https://ec.europa.eu/health/documents/community-register/2020/20200414147371/anx_147371_it.pdf [ultimo accesso 9 giugno 2024].

3. Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto. Leqvio. https://ec.europa.eu/health/documents/community-register/2020/20201209149856/anx_149856_it.pdf [ultimo accesso 9 giugno 2024].

4. Han BC. La società della stanchezza. Milano: Nottetempo; 2020.