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Il defibrillatore impiantabile in prevenzione primaria nel paziente anziano

Francesco Vetta, Giampaolo Vetta, a nome della Società Italiana di Cardiologia Geriatrica (SICGe)

RIASSUNTO: Nel paziente anziano, con indicazione ad impianto di cardioverter- defibrillatore (ICD) per insufficienza cardiaca a funzione sistolica compromessa, l’incidenza di morte cardiaca improvvisa (MCI) tende ad aumentare progressivamente con l’età, fino a 80-85 anni. L’impianto di ICD è una terapia riconosciuta ed inserita nelle linee guida, per la prevenzione della MCI nella popolazione generale, che viene applicata anche ai pazienti anziani, sebbene in modo non uniforme, stante la carenza di robusti dati in letteratura. Infatti l’età media dei pazienti inseriti nei principali trial randomizzati sugli ICD è pari a circa 60 anni. Questo comporta una serie di dubbi al riguardo, acuiti da recenti studi che pongono il sospetto di una futilità terapeutica nell’impianto di ICD in prevenzione primaria nei soggetti ultrasettantenni, soprattutto in assenza di una cardiopatia ischemica. Nel soggetto anziano, pur non variando il rischio di MCI, con l’età tende progressivamente ad aumentare il tasso di mortalità per altre cause, in funzione della fragilità e delle comorbilità. Per evitare un atteggiamento ageistico, è quindi necessario avviare dei trial randomizzati volti ad una valutazione multidimensionale del paziente anziano con indicazione ad impianto di ICD, da cui derivino dati più robusti per permettere all’heart team una valutazione mirata al paziente anziano.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481