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DOI 10.1714/1264.13965 Scarica il PDF (665,2 kb)
G Ital Cardiol 2013;14(5):393-403



Cambiamenti a livello di popolazione per promuovere
la salute cardiovascolare

Torben Jørgensen1,2,3, Simon Capewell4, Eva Prescott5, Steven Allender6, Susana Sans7,
Tomasz Zdrojewski
8, Dirk De Bacquer9, Johan de Sutter9, Oscar H. Franco10,11, Susanne Løgstrup12, Massimo Volpe13,14, Sofie Malyutina15, Pedro Marques-Vidal16, Zeljko Reiner17, Grethe S. Tell18,
W.M. Monique Verschuren
19 e Diego Vanuzzo20, a nome della Sezione PEP dell’EACPR
1Research Centre for Prevention and Health, Capital Region of Denmark, Danimarca
2University of Copenhagen, Copenaghen, Danimarca
3University of Aalborg, Aalborg, Danimarca
4University of Liverpool, Liverpool, UK
5Bispebjerg University Hospital, Capital Region of Denmark, Danimarca
6University of Oxford, Oxford, UK
7Institute for Health Studies, Barcellona, Spagna
8Medical University of Gdansk, Polonia
9Ghent University, Ghent, Belgio
10University of Cambridge, Cambridge, UK
11Erasmus University, Rotterdam, Olanda
12European Heart Network, Bruxelles, Belgio
13Università La Sapienza, Ospedale Sant’Andrea, Roma, Italia
14IRCCS Neuromed, Pozzilli, Italia
15Siberian Branch of the Russian Academy of Medical Sciences, Novosibirsk, Russia
16Lausanne University Hospital, Losanna, Svizzera
17University of Zagreb, Zagabria, Croazia
18University of Bergen, Bergen, Norvegia
19National Institute for Public Health and the Environment, Bilthoven, Olanda
20ASS 4 “Medio Friuli” e Direzione Regionale Salute Friuli Venezia Giulia, Udine, Italia
Background. Cardiovascular diseases (CVD) cause 1.8 million premature (<75 years) death annually in Europe. The majority of these deaths are preventable with the most efficient and cost-effective approach being on the population level. The aim of this position paper is to assist authorities in selecting the most adequate management strategies to prevent CVD.
Design and methods. Experts reviewed and summarized the published evidence on the major modifiable CVD risk factors: food, physical inactivity, smoking, and alcohol. Population-based preventive strategies focus on fiscal measures (e.g. taxation), national and regional policies (e.g. smoke-free legislation), and environmental changes (e.g. availability of alcohol).
Results. Food is a complex area, but several strategies can be effective in increasing fruit and vegetables and lowering intake of salt, saturated fat, trans-fats, and free sugars. Tobacco and alcohol can be regulated mainly by fiscal measures and national policies, but local availability also plays a role. Changes in national policies and the built environment will integrate physical activity into daily life.
Conclusion. Societal changes and commercial influences have led to the present unhealthy environment, in which default option in lifestyle increases CVD risk. A challenge for both central and local authorities is, therefore, to ensure healthier defaults. This position paper summarizes the evidence and recommends a number of structural strategies at international, national, and regional levels that in combination can substantially reduce CVD.
Key words. Cardiovascular health promotion; Population; Prevention; Public health; Structural strategies.
INTRODUZIONE
Questo position paper [ndr: definito dal noto dizionario Merriam-Webster come un “rapporto dettagliato che raccomanda una linea di azioni su un particolare argomento”] riassume le evidenze disponibili in merito agli effetti dei cambiamenti a livello di popolazione sui fattori di rischio cardiovascolare, con l’obiettivo di assistere le autorità di ciascun paese nella definizione delle strategie gestionali più appropriate al fine di prevenire l’insorgenza delle malattie cardiovascolari (MCV). Le raccomandazioni riguardano i fattori di rischio accertati per MCV ma sono altresì valide per alcune malattie croniche non trasmissibili che condividono i medesimi fattori di rischio, in particolare il diabete di tipo 2, le patologie polmonari ed i tumori più comuni 1. Le evidenze relative agli effetti sui fattori di rischio a livello di popolazione sono basate sulle più comprovate osservazioni scientifiche disponibili. Le raccomandazioni per gli interventi preventivi da intraprendere a livello individuale sono riportate altrove2,3.
IL CARICO DELLE MALATTIE CARDIOVASCOLARI
Le MCV sono tutt’oggi la principale causa di mortalità in Europa, con oltre 4.3 milioni di morti nel 2005 – una morte ogni due4. Oltre il 40% di queste sono premature in quanto si verificano prima dei 75 anni di età (1.8 milioni) ed il 54% colpisce soggetti di genere femminile. Le forme più comuni di MCV sono la cardiopatia ischemica (CI) e l’ictus, che costituiscono rispettivamente il 22% (1.9 milioni) ed il 14% (1.2 milioni) del totale dei decessi. La CI è responsabile del 20% di tutte le morti al di sotto dei 75 anni.
I tassi di mortalità cardiovascolare sono scesi in maniera costante dagli anni ’80 nell’Unione Europea (UE) e dagli anni ’90 nell’Europa Centrale5,6. Sebbene la preoccupante tendenza al rialzo rilevata nei paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CIS) si stia recentemente invertendo, permane comunque un’ampia variabilità della mortalità cardiovascolare fra i paesi europei (Figura 1). I DALY (anni di vita aggiustati per disabilità) sono una misura del carico di malattia globale, espressa come numero di anni di vita persi per morte prematura e numero di anni di vita sana persi per disabilità. Nel 2005 le MCV hanno fatto registrare 34 milioni di DALY (23% del totale) 5. Nell’Europa dell’Est i DALY aggiustati per fascia di età erano 3 volte più elevati che nell’Europa Meridionale.
A differenza degli andamenti di mortalità, i tassi di dimissione ospedaliera per MCV (sindromi coronariche acute ed ictus) sono aumentati nella maggior parte dei paesi europei. Più di recente, hanno mostrato una tendenza verso la stabilizzazione nell’ambito della UE, ma di contro sono aumentati a dis­misura fra i paesi della CIS (Figura 2). I tassi di dimissione ospedaliera per MCV in Lituania sono 5 volte più elevati rispetto a quelli di Cipro e, in Europa, quelli per CI sono complessivamente in aumento per effetto degli ultimi paesi entrati a far parte della UE e degli stati della CIS. Altre forme di MCV (compreso lo scompenso cardiaco) costituiscono più della metà di tutte le dimissioni ospedaliere nella maggior parte dei paesi europei. Le variazioni e le differenti manifestazioni delle MCV rispecchiano i cambiamenti osservati nei fattori legati allo stile di vita, oggetto del presente lavoro 7-10.
Nel 2006, i costi complessivi imputabili alle MCV nella UE hanno superato i 190 miliardi di euro, di cui 110 per l’assistenza sanitaria (il 54% per l’assistenza ospedaliera, il 28% per le terapie mediche ed il 18% per altro). Ciò configura una spesa media di 223 euro annui pro capite o il 10% dei costi complessivi dell’assistenza sanitaria – che vanno dal 5% di Cipro, Danimarca e Lussemburgo al 17% della Polonia11.






FATTORI DI RISCHIO
Fin dagli anni ’60 sono stati identificati multipli fattori di rischio cardiovascolare2,5. I sette principali fattori di rischio modificabili – abitudine al fumo, elevata pressione arteriosa, elevata colesterolemia, abuso di alcool, ridotto introito di frutta e verdura, sedentarietà ed obesità – sono responsabili da soli di oltre il 60% della totalità di DALY in Europa5. Dal momento che l’aumento del colesterolo e dei valori pressori e l’obesità sono strettamente correlati ad un’alimentazione poco sana ed alla sedentarietà, questo position paper sarà incentrato su alimentazione, abitudine al fumo, vita sedentaria e consumo alcolico, tutti fattori che possono essere modificati attraverso strategie basate sulla popolazione.
Un’alimentazione sana è caratterizzata da un elevato introito di frutta, verdura, legumi, fibre, cereali integrali, frutta secca, oli vegetali e pesce, mentre un’alimentazione non salutare è caratterizzata da un elevato consumo di sale, carni rosse o conservate, grassi saturi o trans, e cerali e zuccheri raffinati. Un’alimentazione non sana aumenta notevolmente l’incidenza di MCV e la mortalità prematura3. I problemi principali sono rappresentati dall’elevato consumo di sale12, bevande zuccherate e grassi saturi13-15 e ciascuno degli ultimi due costituisce il 10-15% delle calorie totali consumate dai giovani16. Il fumo ed il fumo passivo sono fra i più noti fattori di rischio per MCV e mortalità prematura2. La sedentarietà aumenta il rischio cardiovascolare e la mortalità per tutte le cause2,17. Recentemente è stato dimostrato che un’attività fisica anche molto ridotta ha effetti positivi sulla salute18, rendendo la “sedentarietà” (come per esempio guardare la TV o l’uso del computer) un fattore di rischio indipendente19,20. I media ed i sistemi di comunicazione vecchi e nuovi promuovono abitudini di vita più sedentarie e, frequentemente, implicano un maggior consumo di spuntini e cibi malsani. Un eccessivo consumo di bevande alcoliche costituisce un fattore di rischio cardiovascolare21, viceversa un moderato consumo alcolico può esercitare effetti protettivi22; non esistono tuttavia studi controllati con sufficienti dati a lungo termine23 e, di contro, gli studi che hanno analizzato livelli di consumo inferiori (<50 g/die) sono verosimilmente viziati da una distorsione (bias) di pubblicazione21.
CHI SONO I RESPONSABILI? APPROCCI DI PREVENZIONE E CONTESTI
Rose24 ha gettato le basi per focalizzare l’attenzione sulle strategie a livello di popolazione per prevenire le malattie. Egli documentò che una minima variazione nel rischio di malattia nell’intera popolazione può ridurre il carico di malattia maggiormente di una riduzione più consistente nei soli soggetti già ad alto rischio. Di conseguenza, è possibile ottenere grandi benefici in termini di salute qualora gli sforzi dedicati alla prevenzione si concentrino sulla totalità della popolazione piuttosto che prevalentemente sugli individui ad alto rischio. Gli approcci tradizionali all’epidemiologia e agli interventi individuali hanno consentito di compiere notevoli progressi verso la comprensione della correlazione esistente fra i fattori di rischio e gli esiti della malattia. Tuttavia, i benefici di trattamenti efficaci a livello individuale possono diventare più generici ed inefficaci quando siano amplificati, al di là dell’intervento individuale, a livello di popolazione, interessando quindi svariate migliaia di persone 25.
Le teorie socio-ecologiche hanno identificato le relazioni che intercorrono fra i diversi livelli di determinanti per le malattie croniche, dimostrando in maniera univoca come il comportamento individuale sia connesso ad una serie di altri livelli. Di conseguenza, la descrizione di rischio cardiovascolare che ne scaturisce è estremamente variabile, implicando talora la presenza di lesioni su una parete arteriosa, i livelli di lipidi plasmatici, un’alimentazione non sana e una scarsa attività fisica, l’esposizione ad ambienti che propongono alimenti insalubri, quartieri a rischio per un trasporto fisicamente attivo [ ndr: che implichi il camminare o l’uso della bicicletta] e per un’inadeguata pianificazione urbanistica, la povertà, le politiche di pianificazione statale e decentrata e le ripercussioni di accordi commerciali internazionali. Tali fattori possono essere descritti come un’asse di gerarchie interconnesse, da un livello micro (per es. le scelte individuali o l’influenza dell’ambiente familiare) attraverso un livello intermedio (per es. il luogo di lavoro o l’assistenza sanitaria) ed un livello macro (per es. le politiche statali, regionali o provinciali), fino ad un livello globale (per es. le politiche nazionali e le ripercussioni del commercio internazionale) 26.
Mentre le strategie personalizzate si concentreranno sul livello micro, le strategie di prevenzione indirizzate alla popolazione generale dovrebbero focalizzarsi sui livelli intermedio, macro e globale. Le strategie di popolazione comprendono misure fiscali (per es. tassazione e sussidi), politiche e normative internazionali, nazionali e regionali (per es. politiche antifumo, regole per il marketing, produzione di alimenti), nonché modificazioni ambientali. Pertanto, ogni strategia volta alla correzione dei fattori di rischio deve tenere conto dell’interazione fra i livelli di tali fattori di rischio e in quale misura le variazioni delle politiche nazionali modificano il comportamento individuale a rischio 27,28.
Varie parti in causa (stakeholder) sono interessate, a diversi livelli, a ciascuno dei fattori trattati nel presente position paper:
– a livello internazionale (Organizzazione Mondiale della Sanità [OMS], Organizzazione Mondiale del Commercio [OMC], UE),
– a livello nazionale (ministeri governativi, autorità sanitarie, enti sanitari, industrie),
– a livello regionale (autorità di riferimento, ad es. per: pianificazione del traffico, scuole, costruzione di edifici pubblici).
La responsabilità dovrebbe essere condivisa fra politici, autorità amministrative, professionisti del settore sanitario ed Organizzazioni Non Governative [ONG], che dovrebbero vagliare l’equilibrio fra salute e profitto ed essere consapevoli dei conflitti d’interesse con le industrie29. La comunicazione al pubblico dovrebbe perciò essere responsabilità delle autorità sanitarie e non dell’industria30,31. Campagne mediatiche ed interventi personalizzati per modificare i comportamenti possono migliorare la salute, ma hanno maggior probabilità di risultare efficaci se vengono attuate politiche complementari o contesti legali per rendere facili le scelte salutari32. La diffusione delle reti internet può ovviamente rappresentare un’opportunità.
RACCOMANDAZIONI ED AZIONI
Alimentazione
Modificare le abitudini alimentari da insalubri a sane e ridurre l’introito complessivo quotidiano di calorie determinerà una sostanziale riduzione del rischio cardiovascolare4,33,34. Quella dell’alimentazione è un’area estremamente complessa in un campo in cui si intersecano scelte personali, produzione e marketing. Le politiche di promozione di un’alimentazione sana dovrebbero essere tese a facilitare e ad incentivare interazioni positive fra governi, industria e società nel suo senso più ampio per collaborare al raggiungimento di una rilevante riduzione delle MCV.
Livello internazionale
L’OMS raccomanda un’assunzione di sale <5 g/die, di grassi saturi e zuccheri al di sotto del 10% delle calorie totali e l’eliminazione degli acidi grassi trans (trans fatty acids, TFA) a produzione industriale35,36. Si sta affermando sempre più la consapevolezza dei potenziali benefici derivanti da interventi a livello di politiche nel settore dell’agricoltura che influenzino le pratiche di produzione agricola37. La Politica Agricola Comune della UE (PAC) ed il sistema alimentare hanno sostenuto cibi insalubri. Le riforme future della PAC dovrebbero pertanto includere fra i propri obiettivi la sana alimentazione nella prospettiva della salute pubblica, agevolando ad esempio il passaggio dalla produzione di carne e latticini a quello di frutta e verdura38-40.
Livello nazionale
Determinazione dei prezzi. Si stima che la tassazione di alimenti non salutari abbia ridotto di forse il 2% la mortalità cardiovascolare nel Regno Unito41. In alcuni paesi è applicata una tassazione su zucchero, grassi ed alimenti ad elevato contenuto di sale. In 14 stati degli Stati Uniti vengono applicate imposte sulle bevande gassate dolci14. Non esiste una vera conoscenza degli effetti di queste misure sul consumo o sull’obesità42, ma la tassazione subisce sovente delle riduzioni a causa dell’attività di lobbying (gruppo di pressione) patrocinata dalle industrie43.
Le agevolazioni per i prodotti ortofrutticoli ne aumentano la convenienza44. Il progetto UE “Frutta nelle Scuole” è stato ampiamente adottato con alcuni benefici45. In Finlandia, i sussidi per l’agricoltura hanno avuto successo nel coadiuvare gli agricoltori nel passaggio dalla produzione di carne e latticini a quella di olio, semi e frutti di bosco46,47.

Restrizioni/disponibilità. Alcuni paesi hanno elaborato delle linee guida per ridurre il consumo di sale sotto i 6 g/die12, anche se sono stati relativamente in pochi ad andare oltre mere dichiarazioni politiche48. L’80% del consumo di sale deriva dall’industria della lavorazione e trasformazione degli alimenti12 e le pressioni esercitate dai governi sull’industria alimentare hanno condotto a successi sempre maggiori49. Le misure legislative si sono dimostrate efficaci nel ridurre l’assunzione di sale in Finlandia (da 14 a 9 g/die) e altri paesi ne hanno seguito l’esempio50. Al contrario, accordi volontari sottoscritti con industrie alimentari hanno condotto a scarse riduzioni al riguardo, come per esempio nel Regno Unito (da 9.5 a 8.6 g/die)4. Alcuni studi di modeling (simulazione) negli Stati Uniti51, nel Regno Unito52 ed in Australia53 hanno concordemente indicato che un ridotto consumo di sale ha grandi potenzialità oltreché vantaggi economici. Una normativa legislativa per la riduzione del sale potrebbe rivelarsi 20 volte più efficace degli accordi volontari53.
La legislazione finalizzata all’eliminazione dei TFA è stata attuata con successo in Danimarca, Svezia, Islanda, Austria, Svizzera, Seattle e New York36, mentre gli schemi di accordi commerciali volontari stanno riducendo le assunzioni di TFA più lentamente nel Regno Unito e in Olanda4,36. Non sono ancora disponibili dati relativi agli effetti sulle MCV.

Pubblicità di cibo malsano (alimenti ricchi di grassi, sale e zucchero). Le restrizioni potrebbero rivelarsi estremamente efficaci54,55. Nel Regno Unito, l’Ufficio di Comunicazione (OFCOM) ha vietato tutti gli spot pubblicitari televisivi di alimenti ricchi di grassi, sale e zucchero (high fat salt sugar, HFSS) diretti ai bambini, ove questi costituiscano oltre il 60% del pubblico54,56. Nel 2007-2008 l’esposizione è scesa di circa un terzo rispetto al 2005. Sono necessari i dati aggiornati sulle effettive variazioni nel consumo di HFSS54,56.

Etichettatura. L’etichetta sui prodotti si prefigge di accrescere le informazioni per il consumatore affinché questi compia delle scelte alimentari consapevoli, nonché di esercitare pressioni sui produttori per una riformulazione. I programmi di etichettatura a semaforo si sono dimostrati efficaci e preferiti dai consumatori in diverse giurisdizioni in Europa, Stati Uniti e Australia57,58. Nel Regno Unito la Food Standards Agency ha raccomandato l’etichettatura a semaforo, ma l’attività di lobbying delle industrie ha fatto sì che ne risultasse un sistema ibrido più complesso. In Olanda è stato introdotto un logo (marchio) per la “scelta salutare” per prodotti “di base” consigliati ed un logo per la “scelta consapevole” per i prodotti non di base. Il Consiglio dei Ministri degli Stati Nordici ha approvato un simbolo costituito da un buco di serratura per indicare gli alimenti sani59. Sono comunque necessari ulteriori dati sull’effetto dell’etichettatura sui cambiamenti a livello di disponibilità ed acquisti.
Livello regionale
Restrizioni/disponibilità. Alcuni paesi hanno sviluppato e promosso criteri nutrizionali per le scuole attraverso politiche locali e di governo, per esempio tramite il UK School Food Trust ed il Caroline Walker Trust60. La presenza di distributori automatici di prodotti dolciari e bibite dolci analcoliche è stata rilevata in meno del 5% delle scuole primarie in Danimarca61. Anche altri paesi stanno cominciando a vietare l’installazione di tali distributori automatici (Francia, Regno Unito e Stati Uniti). Singapore ha regolamentato la presenza dei distributori automatici in favore dei dispenser d’acqua con il risultato di diminuire l’incidenza dell’obesità62. È importante che le scuole evitino di essere economicamente dipendenti dai distributori automatici. Sono inoltre necessari dei controlli riguardo alla presenza di alimenti e merendine HFSS nelle scuole45. Potenzialmente utile, poi, sembra il controllo del numero di fast-food presenti nelle vicinanze degli istituti scolastici63. Di recente, un quartiere londinese (Barking and Dagenham) ha ottenuto una vittoria legale appoggiando una politica di restrizione dei negozi per cibi da asporto (takeaway) nei pressi delle scuole. Occorrono dati anche sull’effetto di tali regolamentazioni sul consumo di alimenti HFSS fra i bambini in età scolare44.
Iniziative riguardanti una sana alimentazione nelle mense pubbliche ed aziendali sono state implementate nel programma North Karelia e si sono diffuse in tutta la Finlandia64. Nel 2008, Los Angeles ha vietato l’apertura di nuovi fast-food allo scopo di ridurre l’obesità, ma tale divieto ha avuto una copertura piuttosto debole e sussistono dubbi sugli effetti ottenuti65.
Fumo
Qualsiasi riduzione del fumo attivo e del fumo passivo determinerà una riduzione della morbosità e della mortalità. Benché la prevalenza del fumo sia in diminuzione, il declino appare meno evidente nei gruppi socio-economici più disagiati ed il fenomeno della dichiarazione di quantità inferiori appare in crescita66. Non esiste un livello sicuro di esposizione al fumo passivo, ed un ambiente in cui il fumo sia completamente vietato è l’unico modo di proteggere i non fumatori. Politiche volontarie, ambienti separati per fumatori e sistemi di ventilazione più efficaci non riducono l’esposizione al fumo passivo ad un livello accettabile67,68.
Livello internazionale
La Convenzione Quadro dell’OMS sul Controllo del Tabacco (FCTC) ha definito delle raccomandazioni specifiche per l’implementazione di esaurienti leggi nazionali antifumo, attualmente adottate da più di 170 paesi69. Tuttavia, in alcuni paesi la legislazione offre una protezione solo limitata oppure le leggi non vengono applicate. Per evitare vendite transfrontaliere bisognerebbe perseguire un’armonizzazione delle accise ad alto livello decisionale della UE70.
Livello nazionale
Determinazione dei prezzi. Per ogni aumento del 10% dei prezzi al dettaglio, il consumo di tabacco si riduce del 4% nei paesi a più alto reddito e dell’8% in quelli a basso e medio reddito. Gli adolescenti ed i soggetti meno abbienti sono maggiormente sensibili all’incremento della tassazione, con una probabilità 2 o 3 volte superiore di smettere di fumare in seguito all’aumento dei prezzi71-73.

Restrizioni. Gli adolescenti non si curano delle conseguenze del fumo sulla salute e sono maggiormente suscettibili alla pressione da parte dei coetanei e della pubblicità. Parecchi studi di intervento a livello di comunità hanno dimostrato che le restrizioni all’accesso degli adolescenti al tabacco si traducono in una minore diffusione dell’abitudine al fumo74-76. Limitazioni alla vendita al dettaglio destinate ai giovani dovrebbero comprendere il divieto di distributori automatici di sigarette. Le restrizioni alla vendita al dettaglio per gli adulti, così come sono state attuate in alcuni paesi per le bevande alcoliche, non sono state studiate. Il divieto di fumo nei luoghi pubblici ha portato ad una riduzione dell’esposizione al fumo passivo e ad una riduzione stimata dell’incidenza di infarto miocardico del 17% 77,78, mentre è meno chiaro se la legislazione possa indurre la cessazione del fumo anche nella popolazione generale79.
Etichettatura. Uno dei metodi migliori per accrescere la consapevolezza dei pericoli legati al fumo passa per l’adozione obbligatoria di avvertimenti grafici ben visibili sulle confezioni di sigarette. Benché gli avvertimenti grafici e testuali sulla salute si siano rivelati utili nell’incrementare la percezione del rischio e nel ridurre la percentuale di fumatori, tali cambiamenti non possono essere ascritti esclusivamente all’etichettatura80. I messaggi di avvertimento hanno un impatto maggiore nei paesi con programmi più completi per la regolamentazione del fumo e fra i fumatori di una condizione socio-economica disagiata81. Per rendere più efficaci i messaggi grafici, essi devono essere combinati con una confezione semplice e standardizzata70,82-86.

Pubblicità. L’esposizione alla pubblicità è associata ad un aumento della probabilità che gli adolescenti in particolare possano cominciare a fumare87. Un divieto totale di ogni genere di pubblicità e marketing potrebbe portare ad una riduzione del consumo di tabacco del 7%, mentre un divieto parziale della pubblicità ha un effetto minimo, se non nullo, sulla prevalenza del fumo88.

Campagne mediatiche. Le campagne televisive possono ridurre l’assunzione dell’abitudine al fumo negli adolescenti ed incrementare i tassi di cessazione fra gli adulti89,90. Sulla base di pochi ed eterogenei studi, una revisione Cochrane ha concluso che le campagne mediatiche possono verosimilmente avere un impatto sull’abitudine al fumo far gli adulti91, mentre le campagne antifumo indirizzate ai giovani delle scuole non hanno ridotto le percentuali di quanti hanno iniziato a fumare92,93.
Livello regionale
Restrizioni. Il divieto di fumare nei luoghi di lavoro ha portato alla riduzione dell’esposizione al fumo passivo, in particolare fra i dipendenti delle strutture ospedaliere, ad un consumo inferiore di sigarette durante le ore di lavoro e a più elevati tassi di cessazione94,95. Le restrizioni riguardanti il fumo in generale possono indurre un cambiamento culturale verso una “denormalizzazione” del fumo, poiché si è osservato un ampio sostegno pubblico per tali divieti e per la loro ottemperanza successivamente all’approvazione della relativa normativa79. Le politiche antifumo sui luoghi di lavoro possono comportare notevoli risparmi per i datori di lavoro ma anche benefici per la salute dell’ex fumatore95 senza arrecare alcun danno agli affari di ristoranti e bar96-98.
Inattività fisica
Qualsiasi incremento dell’attività fisica quotidiana e qualsiasi diminuzione della sedentarietà determineranno una riduzione della morbosità e mortalità cardiovascolare18,99,100. Le tendenze vanno verso l’integrazione dell’attività fisica fra le attività di vita quotidiana come diminuire il tempo trascorso seduti99 e promuovere un pendolarismo attivo come andare al lavoro in bicicletta o a piedi. Uno studio di simulazione ha dimostrato la costo-efficacia delle modifiche ambientali atte a sostenere uno stile di vita più attivo101. In alcuni paesi come la Croazia102, la percezione pubblica dell’importanza dell’attività fisica è ancora relativamente bassa.
Sia rassegne103,104 che report105-107 hanno sintetizzato le evidenze disponibili in merito a come promuovere e creare ambienti naturali o artificiali che incoraggino e supportino l’attività fisica. Da una recente revisione Cochrane108 è emerso che c’è una notevole inconsistenza dei risultati degli studi disponibili, e che c’è la chiara necessità per il futuro di studi di intervento ben progettati. Questa revisione mescola l’effetto di interventi individualizzati con quello di campagne di massa e (raramente) con quello di cambiamenti strutturali, rendendo difficile delimitare l’effetto dei cambiamenti strutturali.
Livello internazionale
Le raccomandazioni a livello di popolazione sono quelle di modificare gli ambienti che facilitano l’attività fisica, che sono adatti alla routine quotidiana, rendendo più semplice per le persone seguire le attuali linee guida che includono attività di moderata intensità (per es. la camminata veloce) per un minimo di 30 minuti per 5 giorni a settimana oppure attività più intense e vigorose (per es. jogging – corsa lenta) per almeno 25 minuti 3 giorni a settimana, o una combinazione di entrambe le attività 109.
Livello nazionale e regionale
Determinazione dei prezzi. Tassare il trasporto privato a motore tramite l’introduzione di pedaggi stradali e di tariffe più alte per il parcheggio, insieme ad un costo inferiore del trasporto pubblico può incoraggiare modalità di trasporto basate sull’attività fisica105.

Restrizioni/disponibilità. Una riallocazione dello spazio stradale con l’introduzione di piste ciclabili e percorsi pedonali, la chiusura o restringimento delle strade in città e la creazione o il miglioramento di luoghi per l’attività fisica apportano effetti benefici103.
Il collegamento fra luoghi diversi (per es. casa e scuola) tramite adeguate reti pedonali e ciclabili (trail connectivity), nonché strade sicure per raggiungere gli edifici scolastici, potrà stimolare il camminare o l’uso della bicicletta105,107. Può essere incoraggiata la consuetudine all’uso delle scale al posto di ascensori e scale mobili, collocandole in luogo ben visibile e ricorrendo ad un’adeguata segnaletica110. La progettazione di cortili e campi di gioco negli istituti scolastici, stimolanti la pratica di vari giochi fisicamente attivi, potrà facilitare l’esercizio fisico, insieme all’obbligatorietà per gli studenti, di essere nel cortile della scuola durante gli intervalli delle lezioni111.
O ancora, incoraggiare i dipendenti a camminare, a muoversi in bicicletta o ad utilizzare altre modalità di trasporto che implichino attività fisica negli spostamenti da e verso il luogo di lavoro e come parte della giornata lavorativa106. Infine, l’introduzione di interruzioni sistematiche del tempo trascorso seduti costituisce un’altra promettente alternativa99,106.
Alcool
Benché un consumo alcolico “da leggero a moderato” possa giovare alla prevenzione delle MCV, il messaggio è sovente interpretato in maniera inappropriata. L’abuso di bevande alcoliche è chiaramente associato ad un aumento della mortalità cardiovascolare21, senza contare che l’alcool si posiziona come la seconda causa principale di perdita di DALY nei paesi a più alto reddito112. Non è pertanto indicato di raccomandare il consumo di bevande alcoliche ai soggetti astemi.
Livello internazionale
L’OMS e la UE raccomandano l’introduzione di tassazioni e limiti legali più bassi per le concentrazioni di alcool nel sangue di chi guida un’automobile, nonché un’età minima per poter acquistare bevande alcoliche ed una regolamentazione della distribuzione30,113.
Livello nazionale
Determinazione dei prezzi. Una vasta letteratura stabilisce che per ogni aumento del 10% nei prezzi al dettaglio il consumo di bevande alcoliche si riduce del 5.1%, dal 4.6% della birra all’8.0% per i superalcolici114.

Restrizioni. Limiti di età per la vendita e la mescita di alcolici, con conseguenze per negozi e ristoranti che violano le norme sono efficaci115-117. Diverse strategie riguardanti la guida in stato di ebbrezza sono risultate estremamente efficaci nel ridurre il numero di persone che si mettono alla guida dopo aver bevuto alcolici118,119, il che potrebbe avere un effetto indiretto anche sul consumo complessivo di bevande alcoliche. I monopoli statali per la vendita degli alcolici possono ridurre i danni alcool-correlati mediante la restrizione del numero dei punti vendita per l’acquisto di bevande alcoliche; inoltre, anche una riduzione degli orari di vendita ha fatto registrare effetti positivi120.

Etichettatura. L’inserimento nell’etichetta degli alcolici di informazioni relative al contenuto calorico e di messaggi di avvertimento sugli effetti dannosi dell’alcool ha avuto un impatto limitato121.

Pubblicità. La pubblicità di bevande alcoliche, la promozione e la sponsorizzazione di eventi si traducono chiaramente in un incitamento ad iniziare a bere fra i giovani, e sembra che l’effetto dell’esposizione alla pubblicità sia correlato alla frequenza della stessa e cumulativo nel tempo116. Ne deriva che il divieto della pubblicità di bevande alcoliche non può che essere efficace nel ridurne il consumo.
Livello regionale
Le politiche di regolamentazione del mercato dell’alcool nei posti di lavoro, nei centri educativi e nelle scuole sono efficaci, mentre le attività educative sugli effetti dannosi dell’alcool nelle scuole non hanno alcun effetto116, e quest’ultima è la raccomandazione preferita dei produttori di alcool116.
DISCUSSIONE
I cambiamenti della società negli ultimi decenni hanno condotto all’attuale ambiente nocivo caratterizzato da elevato introito calorico, basso grado di attività fisica, elevati tassi di abitudine al fumo ed alto consumo di alcolici. Dal momento che screening sistematici e interventi multifattoriali individualizzati non sono sufficienti a modificare il rischio di MCV a livello di popolazione25, si rende necessario un approccio strutturale. In questo articolo vengono riportate diverse iniziative a livello internazionale, nazionale e regionale che possono contribuire ad una riduzione delle MCV.
Oltre a strategie che comprendono tassazione, sussidi e regolamentazioni statutarie, sono state proposte come ulteriori strumenti anche strategie quali il “nudging” ed il “default” (impostazione predefinita che diventa automatica). Il “nudging” – una blanda spinta – può essere applicato impostando il “default” sul “salutare”. Un default è un’opzione che può essere ottenuta se chi sceglie non fa nulla, cosicché un gran numero di persone finirà per adottare proprio quella opzione, a prescindere dal fatto che per loro sia buona o meno. È questo il modo in cui funziona la pubblicità e la gestione dello spazio nei supermercati. Pertanto, uno dei compiti delle autorità, sia nazionali che locali, è di regolare la società su un’impostazione predefinita più salutare. A ciò ha dato inizio l’OMS nel 1986 – “rendere facili le scelte salutari” 124. Tuttavia, le politiche di promozione di uno stile di vita sano si trovano costantemente a dover fronteggiare l’opposizione degli interessi commerciali acquisiti delle grandi imprese (per es. alimentari, dell’alcool, del tabacco) e le autorità sanitarie devono anticipare questo conflitto d’interessi nel tentativo di modificare il rischio cardiovascolare29,31,125,126.



Gli oppositori asseriscono che lo “stato balia” intralcia la libera scelta delle persone122,127; ma in realtà oggi la gente è spinta nella direzione sbagliata dalle grandi imprese che di fatto definiscono l’opzione di default123. Ancora, le grandi imprese non sono responsabili della salute della popolazione – questa è responsabilità dei governi, che hanno il dovere di prendersene cura, e ai quali si riconoscono successi ottenuti in materia di acqua ed aria pulita, servizi sanitari e regolamentazione del traffico. Per esempio, la riduzione dell’inquinamento atmosferico è un’area prioritaria in Europa decretata dal sesto Programma di Azione Ambientale128,129 basato sul Programma Aria Pulita per l’Europa130 e sulle linee guida OMS sulla qualità dell’aria128. L’indice medio di esposizione (AEI) delle polveri fini PM2.5 nei paesi europei (2007) varia da 10 µg/m3 in Irlanda e Finlandia ad oltre 30 µg/m3 in Bulgaria e Romania131. Secondo alcune stime, con una riduzione delle PM2.5 a 6 µg/m3 la mortalità per malattie cardiopolmonari e per cancro ai polmoni si ridurrebbe del 17%132. Il passaggio dall’uso di auto private a quello del trasporto pubblico, così come migliori strutture per modalità di trasporto fisicamente attive potranno allo stesso tempo aumentare l’attività fisica e ridurre l’inquinamento.
È semplicemente ovvio pensare di poter estendere queste responsabilità ampiamente riconosciute al fine di generare società sane124. La libertà di scelta rimarrà, in modo che la gente possa compiere scelte insalubri. Ma, dal momento che la maggior parte delle persone preferisce compiere una scelta sana, un’impostazione predefinita (default) più sana potrà contribuire a ridurre il rischio di MCV. I nuovi media, che possono essere utilizzati per promuovere comportamenti non salutari, potrebbero invece generare strategie istituzionali a livello nazionale a sostegno di comportamenti individuali più sani133.
La diseguaglianza sociale in materia di salute è in crescita134 ed è esacerbata da una focalizzazione predominante sulla prevenzione individualizzata122. C’è preoccupazione riguardo all’impatto dei fattori psicosociali sul carico delle MCV, compresi lo stress cronico e la mancanza di una rete sociale, ma la conoscenza di quali interventi siano efficaci è limitata135. L’OMS raccomanda di rendere il sostegno sociale nella prevenzione dello stress un obiettivo importante per le comunità e per i manager136. I cambiamenti strutturali menzionati in questa presentazione sembrano avere in sé il potenziale per ridurre l’ineguaglianza sociale a favore della salute122.
Gli interventi di popolazione tendono a funzionare velocemente77,78 e ad essere efficaci in termini di costi53,73,101. I cambiamenti strutturali tesi a prevenire le patologie croniche godono oggi del favore di vari settori137. La crescenti pubblicazioni scientifiche sul possibile impatto di strategie strutturali per la salute rappresentano un cambiamento di marcia paradigmatico nella prevenzione delle MCV. Secondo il paradosso preventivo di Rose24, piccoli cambiamenti in tutta la società – cambiamenti che non saranno drammatici per il singolo cittadino – muteranno sostanzialmente il rischio di MCV. Stando ad un rapporto del National Institute for Clinical Excellence (NICE), nel Regno Unito, un programma nazionale in grado di ridurre il rischio cardiovascolare della popolazione dell’1% preverrebbe 25 000 casi di MCV e genererebbe risparmi per 40 milioni di euro l’anno, così come una riduzione media del colesterolo e dei valori pressori del 5% determinerebbe risparmi per oltre 100 milioni di euro 4. Un bollettino dell’OMS indica che i tassi di mortalità per CI potrebbero essere facilmente dimezzati attraverso una modesta riduzione dei fattori di rischio138 e che anche soltanto un miglioramento delle abitudini alimentari potrebbe dimezzare i tassi di mortalità cardiovascolare34. È stato sollevato l’interrogativo se cambiamenti strutturali che prevedano una lieve riduzione rispetto all’intero spettro del rischio cardiovascolare non siano più efficienti di una strategia ad alto rischio con l’impiego della polipillola (consistente di agenti ipocolesterolemizzanti, antipertensivi ed antiaggreganti piastrinici)139-142. L’adattamento dell’approccio con la polipillola comprende lo screening per individuare i soggetti ad alto rischio, l’inizio del trattamento e l’aderenza alla terapia, che non raggiungerà mai il 100%. Ma quand’anche si ottenesse la completa aderenza alla terapia (100%), si ritiene ugualmente che l’approccio di popolazione possa essere maggiormente efficace143. La polipillola dovrebbe essere riservata ai soggetti ad alto rischio, dopo che ne sia stata dimostrata la sua efficacia e sicurezza. In linea generale, le strategie di popolazione e di alto rischio dovrebbero essere attuate in maniera complementare.
Saranno necessari ancora molti studi, ma le strategie strutturali rappresentano strumenti potenti e costo-efficaci che fino ad oggi sono stati sottostimati.
riassunto
Razionale. Ogni anno in Europa le malattie cardiovascolari (MCV) sono causa di 1.8 milioni di morti premature (<75 anni). Gran parte di questi decessi possono essere evitati adottando un approccio a livello di popolazione più efficiente e costo-efficace. Scopo del presente position paper è di assistere le autorità nella definizione delle strategie gestionali più appropriate al fine di prevenire l’insorgenza delle MCV.
Disegno e metodi. Gli esperti hanno esaminato e sintetizzato le evidenze disponibili relative ai più importanti fattori di rischio cardiovascolare modificabili: alimentazione, sedentarietà, abitudine al fumo e consumo alcolico. Le strategie preventive di popolazione si focalizzano su misure di natura fiscale (ad es. tassazione), su politiche nazionali e regionali e su variabili ambientali (ad es. la reperibilità di bevande alcoliche).
Risultati. Quella dell’alimentazione è un’area complessa, ma diverse strategie possono rivelarsi efficaci nell’incrementare il consumo di frutta e verdura e nel ridurre quello di sale, grassi saturi e trans, e zuccheri. L’uso di tabacco ed alcool può essere regolamentato principalmente attraverso misure fiscali e politiche nazionali, ma anche le risorse locali giocano un ruolo importante. Cambiamenti nelle politiche nazionali e nell’ambiente edificato potranno integrare l’attività fisica nella vita quotidiana.
Conclusioni. Le mutazioni nella società e le influenze commerciali hanno condotto all’attuale ambiente umano non salutare, dove le scelte automatiche dello stile di vita aumentano di fatto il rischio di MCV. Di conseguenza, la sfida per le autorità centrali e locali sta nell’assicurare scelte di default più salutari. Questo position paper sintetizza le evidenze e raccomanda una serie di strategie strutturali a livello internazionale, nazionale e regionale che, combinate fra loro, possono ridurre in maniera sostanziale le MCV.
Parole chiave. Malattie cardiovascolari; Popolazione; Prevenzione; Salute pubblica; Strategie strutturali; Tutela della salute.
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