Area Abbonati
LoginPassword
DOI 10.1714/1371.15244 Scarica il PDF (81,4 kb)
G Ital Cardiol 2013;14(12):875-876



In ricordo del Professor Bruno Magnani (1926-2013)

Il professor Bruno Magnani si è spento a Bologna 21 settembre 2013. Con la sua scomparsa è venuta a mancare una personalità di primo piano della Cardiologia Italiana, una figura che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo e alla qualità di questa disciplina nell’Università e nella realtà sanitaria del nostro Paese. La sua vicenda accademica, infatti, ha coinciso con la nascita della Cardiologia come disciplina autonoma nell’ordinamento universitario e con l’affermazione e consolidamento delle strutture cardiologiche nell’impianto sanitario italiano.
Il percorso accademico e professionale del professor Magnani ebbe inizio a Parma, in Patologia Medica, alla Scuola del professor Domenico Campanacci che poi seguì all’Università di Bologna nel 1952. Lì fu professore ordinario di Semeiotica Medica e poi di Patologia Medica, fino al 1976.
Nel 1976 il professor Magnani lasciò il ruolo di Patologia Medica per ricoprire quello di Cardiologia. Molti ne furono sorpresi: perché lasciare un ruolo “storico”, consolidato sotto molteplici aspetti, prestigioso per chi lo ricopre e strategico per i propri allievi, per passare ad una disciplina che sebbene importante costituiva pur sempre una parte del ben più ampio orizzonte della medicina interna? La risposta, si può oggi credere, è che il professor Magnani seppe cogliere con lucidità i cambiamenti che sempre avvengono in ogni realtà, compresa quella del mondo medico, riconobbe le proprie inclinazioni scientifiche e professionali e ne trasse con coerenza le conseguenze. Quella di Bologna fu una delle prime Cattedre Universitarie di Cardiologia ed è probabile che ciò sia stato d’incoraggiamento per altri autorevoli colleghi a intraprendere la stessa strada. Questi fatti oggi, a distanza di quasi quarant’anni, possono sembrare avvenimenti naturali, ma non allora. E, a ben pensarci, il fatto che oggi si osservi che altrimenti non potessero e non dovessero essere testimonia la saggezza e la lungimiranza di chi li intraprese.
Tanti sono stati gli impegni ai quali il professor Magnani si è dedicato, ma due sono state certamente le sue priorità: l’insegnamento e la cura dei malati. Insegnare era per lui innanzitutto un dovere morale ed anche un piacere, una soddisfazione. Trasmettere agli allievi e ai collaboratori più giovani la propria esperienza e il proprio sapere, vedere crescere in chi gli stava vicino maturità e capacità nell’assumere responsabilità significava per lui aver assolto il suo compito e realizzato le sue aspirazioni. Tutto questo senza ombre, anzi l’acquisire nuove competenze da parte degli allievi era sentito come un arricchimento per tutti e mai si è avvertito e tantomeno è stato stimolato un concetto proprietario delle professionalità individuali. E poi il farsi carico della cura dei malati, con dedizione e anche con grande rispetto. Il malato doveva essere avvicinato come persona e non solo come oggetto di cure eccellenti e di scrupolosa attenzione professionale.
Questo stile e questi principi sono stati per tante generazioni un insegnamento prezioso che veniva trasmesso senza necessità di molte parole, perché era vivo nei fatti, nell’esempio silenzioso dell’agire quotidiano del Professore.
Il professor Magnani è stato davvero un Maestro, nel senso letterale di questa parola. Per chi ha avuto il privilegio di essergli stato allievo non è stato sempre facile riuscire a seguirne il passo. Però tutto avveniva con naturalezza perché assieme al richiamo ad un impegno serio e rigoroso vi era sempre la magnanimità di chi sa conoscere le persone e sa cosa è giusto chiedere a ciascuno.
Il professor Magnani ha certamente goduto di stima sincera nel mondo della Medicina e della Cardiologia Italiana. Il suo tratto e la sua personalità erano riconosciuti e apprezzati così come erano risapute la sua onestà intellettuale e la sua fermezza nei rapporti con i colleghi e nelle vicende che spesso affannano il mondo accademico. La sua eredità morale e professionale è un patrimonio prezioso ma costituisce anche una grave responsabilità, innanzitutto per i suoi allievi. A loro tocca il compito di dare seguito a ciò che grazie alla sua opera è già oggi nella realtà e di avere anche la capacità a ché divenga frutto ciò che finora è stato soltanto seminato.

Angelo Branzi
Università degli Studi di Bologna

* * *

Quando si è affidato nelle mani del Signore era sereno e questo ha reso il distacco – pur se doloroso – meno traumatico per la Signora Ilaria, per i suoi figli e per i suoi nipoti. Se ne è andato in silenzio, per non disturbare.
Io ho avuto il privilegio di essergli amico per tanti anni ed ho potuto, quindi, apprezzare le sue non comuni doti umane e professionali, quelle doti che hanno fatto di Lui una persona speciale: umile nella grandezza. Sarà difficile, se non impossibile dimenticarlo, ma il modo migliore per ricordarlo sarà prenderlo come esempio.
So bene che la perdita di una persona di tale elevatura morale lascia in chi resta un vuoto incolmabile ed un senso di smarrimento: infatti, mentre la ragione dice che tali tristi eventi rispondono ad una legge di natura, il cuore, invece, quasi si rifiuta di accettarli. Non è facile descrivere un’amicizia così lunga e sincera che all’improvviso finisce, così come non è facile conquistarla ai livelli di massimo gradimento. Eppure, in questa circostanza, una parola la sento, la voglio, la debbo dire: può darsi che sia poca cosa, forse inadeguata, ma certamente scaturita dal cuore.
Vuole essere un omaggio ad un uomo di successo, ad un professionista leale nella vita e nella professione, un fulgido esempio di correttezza ed umanità di saggezza e di valentia. Aveva ben chiara la differenza fra esercitare una missione ed esercitare il potere nell’ambito del proprio ruolo di medico in Ospedale e all’Università. Egli ha saputo coniugare la saggezza e l’umanità del medico tradizionale con il rigore scientifico del medico ricercatore e si è circondato di allievi prestigiosi ai quali ha trasmesso il pieno convincimento che, nella ricerca moderna, si progredisce insieme.
Dall’alto della sua saggezza e della sua valentia ha sempre dato, con inimitabile stile, messaggi ed insegnamenti a quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di stargli vicino, rafforzando in tutti – ed in me in particolare – la convinzione che l’approccio al malato deve essere improntato alla sensibilità, alla dedizione e allo spirito di sacrificio, tesi a stimolare riflessioni nei comportamenti di vita e nei rapporti con gli uomini. In ogni sua azione c’era una luminosa trasparenza ed in ogni suo gesto un senso di giustizia. Il suo modo di essere così schivo e riservato nascondeva una profonda umanità e una non comune dedizione al lavoro ed alla famiglia, una volontà ferrea e tutte le doti dell’uomo che sapeva vincere senza combattere.
Ho imparato molto da Lui: sapeva trasmettere entusiasmo, diffondere messaggi di cultura cardiologica sempre con l’obiettivo di scoprire i misteri e le leggi che regolano l’attività prodigiosa di un organo importante e simbolico come il “cuore”, grande come il pugno di una mano.
Forse ho osato troppo, ma sentivo di farlo ... mi piace concludere riportando alcune parole del Professore, in risposta ad una mia lettera inviatagli quando passò il testimone della direzione dell’Istituto di Cardiologia al professor Angelo Branzi: “... Come già ti confessai in passato, sono io ad essere grato per le manifestazioni di fiducia nell’avermi affidato il dono prezioso della formazione della personalità di un figlio ...”. Questi era il professor Bruno Magnani.

Giuseppe Di Marco
Università degli Studi di Chieti

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481