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DOI 10.1714/697.8006 Scarica il PDF (489,4 kb)
G Ital Cardiol 2006;7(1):4-22



Il prolasso valvolare mitralico

Elisabetta Amici, Alessandro Salustri, Paolo Trambaiolo, Alfredo Posteraro, Antonio Auriti, Claudio Coletta, Enrico Natale, Paolo G. Pino, Antonio Terranova, Alfredo Zuppiroli, Giancarlo Gambelli

Il prolasso valvolare mitralico (PVM) ancora oggi rappresenta un problema cardiologico complesso in alcuni suoi aspetti, che traggono generalmente origine da inquadramenti clinici non chiari.
Vengono esaminati i principali aspetti di questa patologia, a partire dalle sue dimensioni epidemiologiche e dall’incidenza di complicanze cardiovascolari e aritmiche, molto diversa nelle varie casistiche perché condizionata da importanti “bias” nella selezione dei pazienti e nell’interpretazione dei dati. La definizione stessa di prolasso mitralico ha avuto a lungo contrapposte due accezioni prevalenti, quella “cardiochirurgica” e quella “cardiologica”.Quest’ultima, attualmente più diffusa nella comunità medica, identifica il PVM come la protrusione di tutto o parte dei lembi mitralici in atrio sinistro in relazione all’anello, indipendentemente dal fatto che sia mantenuta la coaptazione dei lembi. Pertanto l’insufficienza mitralica viene considerata una delle possibili complicanze, insieme a quelle aritmiche sia sopraventricolari che ventricolari. Si tratta per lo più di aritmie non minacciose, la cui incidenza aumenta se il PVM si associa ad insufficienza mitralica e se la valvola presenta fenomeni degenerativi mixoidi.
L’inquadramento diagnostico del PVM si basa oggi unicamente sull’esame ecocardiografico, che può fornire dettagli anatomo-funzionali della valvola malformata utili sia per una corretta diagnosi, sia per la più appropriata correzione chirurgica. Dopo un iniziale riepilogo delle principali caratteristiche anatomiche della valvola mitrale normale, si esaminano i piani di scansione transtoracici e transesofagei per lo studio della mitrale in generale e quelli più idonei alla diagnosi di PVM. Vengono quindi descritti i criteri ecocardiografici diagnostici e considerato anche il contributo aggiuntivo della ricostruzione tridimensionale della valvola, soprattutto in termini di localizzazione morfologica delle alterazioni.
La scelta del “timing” chirurgico della correzione scaturisce dall’integrazione dei dati noti della storia naturale della patologia, dalla clinica, dal grado di insufficienza valvolare e dalle alterazioni cardiovascolari secondarie al vizio valvolare. Nel contesto dell’atto chirurgico riparativo valvolare, si inserisce l’importante contributo dell’ecocardiografia transesofagea che, nelle fasi pre- e postoperatorie, fornisce al chirurgo dettagli anatomici, riscontri in tempo reale dell’efficacia delle correzioni effettuate e le eventuali complicanze dell’intervento stesso.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481