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DOI 10.1714/699.8028 Scarica il PDF (174,7 kb)
G Ital Cardiol 2006;7(5):348-358



Unità di Medicina Cardiovascolare: prime esperienze di un approccio intraospedaliero multidisciplinare allo scompenso cardiaco

Michele Senni, Mauro Gori, Gabriella Alari, Vincenzo Duino, Raffaella Siccardo, Aurelia Grosu, Giovanna Santilli, Piervirgilio Parrella, Patrizia Saronni, Fabio Pezzoli, Maurizio Migliori, Bruno Minetti, Fredy Suter, Renata De Maria, Paolo Ferrazzi, Antonello Gavazzi

Razionale. In Italia la maggioranza dei ricoveri per scompenso cardiaco avviene in Medicina Interna, dove, rispetto a quanto succede in Cardiologia, l’utilizzo di risorse diagnostico-terapeutiche è meno allineato a quanto raccomandato dalle linee guida. L’esigenza di dare una migliore risposta assistenziale ai pazienti con scompenso cardiaco ha rappresentato la premessa per la creazione negli Ospedali Riuniti di Bergamo di una Unità di Medicina Cardiovascolare a valenza interdipartimentale, tra i Dipartimenti Cardiovascolare e di Medicina Interna. Scopo del presente lavoro è stato valutare i risultati preliminari, relativi allo scompenso cardiaco, dei primi 6 mesi di attività della Medicina Cardiovascolare e compararli con i dati prodotti da altre strutture che si occupano di questa patologia.
Materiali e metodi. Analisi dei dati relativi a 150 ricoveri in Medicina Cardiovascolare per scompenso cardiaco in 147 pazienti nel primo semestre 2003. Confronto con i dati dello studio TEMISTOCLE, dell’Azienda Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda di Milano e delle Medicine degli Ospedali Riuniti di Bergamo del primo semestre del 2001.
Risultati. Rispetto alle altre strutture, si è ottenuta una maggiore prescrizione di farmaci cardine per la terapia dello scompenso, quali betabloccanti e spironolattone (p < 0.001). Si è registrato un impiego maggiore di metodiche di diagnostica per immagine, quali ecocardiografia e coronarografia (p < 0.001), un numero di riospedalizzazioni minore sia per tutte le cause (p < 0.05) sia per scompenso cardiaco (p < 0.001). L’estensivo uso di procedure diagnostiche e la valutazione multidimensionale dell’impatto delle comorbilità hanno consentito di individuare pazienti che potevano giovarsi di terapia chirurgica, che, dai dati preliminari, ha prodotto un netto beneficio in termini di classe funzionale NYHA e di numero di riospedalizzazioni.
Conclusioni. Il modello ospedaliero, organizzativo e assistenziale della Medicina Cardiovascolare, basato sull’integrazione di competenze cardiologiche ed internistiche, in questa esperienza risulta efficace e consente di ottimizzare la gestione del paziente con scompenso cardiaco.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481