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G Ital Cardiol 2005;6(6):369-374



L'impatto della rivascolarizzazione miocardica sui risultati a lungo termine dopo chirurgia degli aneurismi dell'aorta addominale

Mariano Garofalo, Paolo Nardi, Raoul Borioni, Costantino Del Giudice, Antonio Pellegrino, Luigi Chiariello

Razionale. Le complicanze dovute a malattia coronarica misconosciuta rappresentano la maggiore causa di morbilità e mortalità per i pazienti sottoposti ad intervento chirurgico di resezione di aneurisma dell’aorta addominale (AAA). Scopo del nostro studio è stato quello di valutare l’importanza dell’identificazione di una malattia coronarica severa e l’impatto della conseguente rivascolarizzazione coronarica sull’outcome immediato e a distanza dei pazienti sottoposti a chirurgia per AAA.
Materiali e metodi. Duecentodieci pazienti (204 maschi e 6 femmine, età media 68 ± 12 anni) dal gennaio 1994 al luglio 2004 vennero ricoverati per intervento chirurgico elettivo di resezione di AAA. L’esame coronarografico veniva effettuato in 122 pazienti (58%) in presenza di sintomi di angina, pregresso infarto miocardico, evidenza ecografica e/o scintigrafica di ischemia miocardica. La rivascolarizzazione per malattia coronarica severa veniva effettuata in 83 pazienti su 210 (39.5%). La popolazione di pazienti veniva suddivisa in due gruppi: gruppo bypass aortocoronarico/angioplastica coronarica (CABG/PTCA) + AAA (83 pazienti con malattia coronarica significativa sottoposti a CABG [n = 61] o a PTCA percutanea [n = 22], prima di effettuare l’intervento chirurgico di resezione dell’AAA); gruppo AAA (127 pazienti senza malattia coronarica necessitante trattamento, operati solo per AAA). Il follow-up (completo al 90%) aveva una durata media di 42 ± 23 mesi.
Risultati. Rispetto al gruppo AAA, il gruppo CABG/PTCA + AAA presentava più sintomi per angina (p = 0.001), una maggiore incidenza di pregresso infarto miocardico (67 vs 10%, p < 0.0001) ed un valore medio inferiore di frazione di eiezione ventricolare sinistra (50 vs 54%, p = 0.01). La mortalità operatoria era 0.95%, e non era correlata a morbidità cardiaca (assente nel gruppo CABG/PTCA + AAA, due decessi nel gruppo AAA per anossia cerebrale post-ischemica e per insufficienza respiratoria, p = NS). A 8 anni la sopravvivenza nel gruppo AAA e nel gruppo CABG/PTCA + AAA era rispettivamente di 80 ± 11 vs 95 ± 2.8% (p = 0.7). La libertà da morte cardiaca e quella da eventi cardiaci (ricorrenza di angina, infarto miocardico, scompenso cardiaco) risultavano elevate in entrambi i gruppi 93 ± 6.4 vs 97 ± 2.3% (p = 0.6) e 91 ± 6.6 vs 89 ± 6.7% (p = 0.5). Nel gruppo CABG/PTCA + AAA i sintomi per angina (p = 0.0002) e per dispnea (p < 0.0001) miglioravano significativamente al follow-up.
Conclusioni. L’incidenza di malattia coronarica severa nei pazienti affetti da AAA non è affatto trascurabile (39.5%). L’identificazione ed il trattamento della coronaropatia prima dell’intervento di resezione di AAA risultano di massima importanza nel ridurre al minimo il rischio dell’intervento chirurgico vascolare. L’effetto benefico del trattamento della malattia coronarica sui risultati ospedalieri ed a lungo termine risulta evidente in termini di elevati valori di sopravvivenza e libertà da eventi cardiaci sfavorevoli. Per tali motivi, l’esame coronarografico per l’identificazione della severità della malattia coronarica risulta fortemente indicato per l’ottimizzazione dell’outcome dei pazienti con AAA.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481