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G Ital Cardiol 2005;6(12 Suppl. 7):5S-13S



L'utilità degli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina nella prevenzione secondaria

Claudio Ceconi, Francesca Mastrorilli, Paolo A.M. Squasi, Stavroula Gaitani, Gabriele Guardigli, Roberto Ferrari

In questa rassegna viene analizzato il razionale scientifico e fisiopatologico alla base degli effetti protettivi degli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE-inibitori) e vengono discusse le evidenze dei recenti trial clinici randomizzati di prevenzione secondaria della cardiopatia ischemica.
Gli ACE-inibitori riducono la degradazione della bradichinina, svolgono azione antischemica ed antiaterogena, sono in grado di modulare i processi trombotici e l’aggregazione piastrinica, migliorano la funzione endoteliale ed i processi di rimodellamento vascolare e hanno proprietà antinfiammatoria.
Precedenti trial clinici hanno dimostrato che gli ACE-inibitori riducono gli eventi cardiovascolari in pazienti con scompenso cardiaco o disfunzione ventricolare sinistra. Queste evidenze sono state recentemente riscontrate anche in popolazioni a basso rischio cardiovascolare e senza segni di scompenso cardiaco impiegando ACE-inibitori con alta affinità tissutale, ovverosia per quei composti con più elevata attività antiaterosclerotica.
Il ruolo degli ACE-inibitori lipofili nella protezione cardiovascolare, come perindopril e ramipril, è stato dimostrato chiaramente, pertanto questi dovrebbero essere impiegati routinariamente in prevenzione secondaria, al pari dell’aspirina, dei betabloccanti e delle statine.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481