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G Ital Cardiol 2004;5(1):36-43



Cardioversione elettrica esterna in pazienti con fibrillazione atriale: confronto fra tre differenti forme di onda

Maurizio Santomauro, Alessio Borrelli, Luca Ottaviano, Angelo Costanzo, Nicola Monteforte, Carlo Duilio, Massimo Chiariello

Razionale. La cardioversione elettrica esterna transtoracica rappresenta il trattamento più sicuro ed efficace per interrompere la fibrillazione atriale (FA). I cardiovertitori- defibrillatori esterni sfruttano onde elettriche a corrente continua con modalità monofasica o i più recenti con modalità bifasica. Negli ultimi anni diversi lavori hanno confermato la maggiore efficacia dell’onda bifasica rispetto alla monofasica; inoltre è possibile utilizzare onde bifasiche di differente morfologia e forma d’onda. Scopo dello studio è stato confrontare l’efficacia in termini di percentuale di successo ed energia erogata nella cardioversione elettrica esterna in pazienti affetti da FA persistente valutando un’onda monofasica e due tipi d’onda bifasica. L’onda monofasica con forma sinusoidale smorzata, veniva erogata da un dispositivo Zoll serie M PDMA-9, mentre le due onde bifasiche in valutazione avevano la prima una morfologia definita come rettilinea bifasica, generata dallo Zoll serie M PDM-7S e l’altra tronca esponenziale, generata dal Laerdal Heartstart 4000.
Materiali e metodi. I 64 pazienti arruolati sono stati randomizzati in tre gruppi, ciascuno con indicazione ad essere sottoposto a cardioversione elettrica esterna. I gruppi erano omogenei per caratteristiche, in particolare dimensioni dell’atrio, superficie corporea, durata della FA e terapia (tutti parametri che possono influenzare il successo di una cardioversione elettrica). Diciotto pazienti venivano sottoposti a cardioversione elettrica esterna transtoracica con onda monofasica (gruppo I), 22 pazienti con onda bifasica rettilinea (gruppo II) e 24 con onda bifasica tronca esponenziale (gruppo III). Un protocollo a scalare fino ad un massimo di 5 shock era previsto in tutti i casi. Un prelievo a 6 ore veniva eseguito per valutare il danno miocardico eventualmente conseguente agli shock.
Risultati. Entrambi i dispositivi bifasici hanno dimostrato un’efficacia superiore rispetto a quelli ad onda monofasica (78% gruppo I, 95% gruppo II, 100% gruppo III), inoltre nessun tipo d’onda ha dimostrato di causare un significativo danno miocardico, valutato tramite il rilascio di enzimi cardiaci. Tuttavia l’onda bifasica tronca esponenziale ha dimostrato un’efficacia nel 100 vs 95% dell’onda rettilinea e il 78% della monofasica, con energie erogate per paziente significativamente più basse (873 ± 100 J gruppo I, 390 ± 48 J gruppo II, 280 ± 42 J gruppo III, rispettivamente), ad un numero di shock comparabili.
Conclusioni. L’onda bifasica tronca esponenziale sembra quindi garantire un successo più elevato ad energie più basse.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481