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G Ital Cardiol 2004;5(4):282-291



Una proposta di protocollo per la gestione ambulatoriale dei pazienti dimessi con diagnosi di scompenso cardiaco: il progetto collaborativo Venetia-HF

Roberto Valle, Emanuele Carbonieri, Pierluigi Tenderini, Carlo Zanella, Francesca De Cian, Giuliana Ginocchio, Sergio Cannas, Daniele Milan, Loredana Milani

Razionale. Lo scompenso cardiaco è la quarta causa di ospedalizzazione per frequenza nel nostro paese. I pazienti dimessi dopo un ricovero per scompenso cardiaco sono frequentemente riammessi in ospedale per lo stesso motivo entro breve tempo. È noto che molte riospedalizzazioni potrebbero essere evitate, essendo in parte imputabili a cause correggibili.
Materiali e metodi. Abbiamo condotto uno studio per verificare gli effetti dell’implementazione massimale delle linee guida internazionali sui tassi di riammissione per DRG 127 a 3 mesi, la qualità di vita e la spesa sanitaria in 209 pazienti ricoverati per scompenso cardiaco. L’intervento consisteva in: 1) educazione sanitaria del paziente e della sua famiglia, 2) prescrizioni dietetiche dedicate, 3) applicazione intensive della terapia farmacologica di provata efficacia e 4) pronta correzione delle instabilizzazioni. Il protocollo prevedeva il reclutamento alla dimissione e il successivo follow-up mediante visite ambulatoriali periodiche per 3 mesi. Come controllo è stato utilizzato un campione della stessa numerosità, di pazienti ricoverati per scompenso cardiaco, nel periodo dello studio, estratti casualmente a posteriori dal database della Regione Veneto.
Risultati. I pazienti del gruppo di studio presentavano una maggiore prescrizione dei farmaci di provata efficacia (ACE-inibitori, betabloccanti, antagonisti dell’angiotensina II, spironolattone) già alla dimissione, rispetto ai controlli. La qualità di vita è migliorata nel corso dello studio da 5.6 ± 1.0 a 6.1 ± 1.9 (U-test di Mann-Whitney, p < 0.05). Sedici pazienti sono stati riospedalizzati per DRG 127 nei 3 mesi di follow-up (8%) rispetto ai 31 (15%) osservati tra i controlli (test esatto di Fisher, p < 0.01), mentre la sopravvivenza è stata simile nei due gruppi (9 and 11.5% rispettivamente). La spesa sanitaria è risultata più bassa nel gruppo di studio rispetto ai controlli (110 vs 150 Euro per paziente per mese), in conseguenza del diverso tasso di riospedalizzazione.
Conclusioni. Un modello organizzativo razionale, a direzione cardiologia e co-gestione infermieristica, per la gestione post-dimissione dei pazienti ricoverati per scompenso cardiaco, ad alto rischio di riammissione in ospedale, può migliorare la sintomatologia e la qualità di vita e diminuire la riospedalizzazione e la spesa sanitaria per DRG 127.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481