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G Ital Cardiol 2004;5(4):294-297



Scompenso cardiaco biventricolare in soggetto trattato nell'infanzia con antracicline: non sempre la disfunzione miocardica ne è la causa

Diana Iarussi, Vincenzo Martino, Carola Iacono, Paolo Indolfi, Roberto Muto, Raffaele Calabrò

Le antracicline, efficaci nel trattamento di un largo spettro di neoplasie contratte nell’infanzia, sono cardiotossiche e possono causare uno scompenso cardiaco congestizio anche a distanza di molti anni dal completamento della terapia. È ormai dimostrato che lievi anormalità cardiache possono progredire verso un danno cardiaco permanente fino alla comparsa di una cardiomiopatia dilatativa e più tardivamente di uno scompenso cardiaco congestizio. Ci sono alcuni fattori precipitanti che portano all’improvvisa comparsa della sintomatologia, quali l’aumento del precarico (gravidanza, ritenzione di sodio e di acqua, insufficienza renale) o del postcarico (pubertà, sport isometrico, ipertensione arteriosa). È qui descritto il caso di un giovane paziente, trattato nell’infanzia con doxorubicina (dose media cumulativa 420 mg/m2) per la presenza di un rabdomiosarcoma pelvico, che presentò uno scompenso congestizio in seguito ad embolia polmonare. Già 4 anni prima del ricovero era presente un assottigliamento ed una riduzione della funzione di pompa del ventricolo sinistro per cui era stato iniziato il trattamento con un ACE-inibitore. L’ischemia miocardica, che si verifica nell’embolia polmonare, ha probabilmente peggiorato la funzione ventricolare sinistra già alterata e quindi precipitato la comparsa dello scompenso cardiaco. Nel nostro paziente la terapia con ACE-inibitore non ha prevenuto la comparsa di insufficienza ventricolare sinistra.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481