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G Ital Cardiol 2004;5(8):616-622



Nuovi device nel trattamento invasivo dell'infarto miocardico acuto

Gennaro Sardella, Rachele Adorisio, Leonardo De Luca, Carlo Iacoboni, Francesco Fedele

L’angioplastica primaria rappresenta oggi la migliore strategia riperfusiva per i pazienti con infarto miocardico acuto. Tale strategia, soprattutto quando si avvale dell’impiego di stent, ha dimostrato di essere più efficace nel garantire la pervietà dell’arteria responsabile dell’infarto rispetto a diversi regimi farmacologici. Questa tecnica di riperfusione è però gravata dal rischio di embolizzazione distale. Ciò è importante dato che la mobilizzazione della componente trombotica conduce ad un danno del microcircolo coronarico, dagli importanti effetti prognostici. Tale fenomeno denominato come “no reflow/slow flow” è stato documentato in circa un terzo dei pazienti trattati con angioplastica primaria.
Ad oggi, quindi, la tecnica di riperfusione ideale per il trattamento delle occlusioni acute coronariche dovrebbe garantire una ricanalizzazione efficace e duratura dell’arteria epicardica responsabile dell’infarto e una riperfusione adeguata e livello del microcircolo. Molti progressi sono stati recentemente apportati dalla tecnologia e dal design per espandere la sicurezza, l’efficacia e l’impiego di device capaci di rimuovere la componente trombotica senza embolizzazione distale.
Oggi, nuovi device che rimuovono il trombo prevenendone l’embolizzazione aterotrombotica durante le procedure di interventistica sono attualmente disponibili e dai primi studi effettuati sembrano poter rappresentare la strategia vincente per ottenere un’adeguata riperfusione. In questa rassegna abbiamo quindi analizzato questi nuovi device per il trattamento dell’infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481