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G Ital Cardiol 2004;5(8):630-638



Impatto potenziale dello stent medicato nella pratica clinica siciliana: risultati di una "survey" multicentrica e di un'analisi costo-beneficio rispetto allo stent metallico

Michele Gulizia, Elisa Martelli, Corrado Tamburino, Salvatore Tolaro, Arian Frasheri, Francesco Giambanco, Rosario Grassi, Antonio Fiscella, Diego Milazzo

Razionale. In recenti trial lo stent medicato ha dimostrato di ridurre l’incidenza di restenosi rispetto allo stent metallico. Poiché però il suo costo è superiore rispetto a quello dello stent tradizionale, lo studio ha valutato l’impatto economico derivante dalla sua adozione nella pratica clinica siciliana.
Materiali e metodi. Tramite un modello decisionale, è stata realizzata una simulazione del percorso clinicoterapeutico e dell’assorbimento di risorse sanitarie entro 12 mesi dall’intervento iniziale per un case-mix di pazienti monovasali e multivasali sottoposti ad angioplastica con stent medicato o metallico. I dati clinici sono stati ricavati dalla letteratura e adattati alla realtà siciliana grazie ai risultati di una “survey” originale che ha raccolto, sulla base dei database di 7 laboratori siciliani, informazioni sulla tipologia dei pazienti trattati, sul numero medio di stent impiegati nelle diverse procedure e sulle modalità di trattamento delle restenosi intrastent.
Risultati. Rispetto allo stent metallico, la terapia con stent medicato consente di evitare mediamente 11.8 rivascolarizzazioni su 100 pazienti trattati nell’arco di 1 anno. Con la nuova terapia occorrerebbe sostenere un costo netto aggiuntivo per il trattamento annuale di ogni paziente pari a € 931. Il rapporto costo-beneficio è più favorevole per le tipologie di lesioni/pazienti in cui il rischio di restenosi è per natura più elevato e al contempo il numero di stent impiegati per procedura è più ridotto (diabetici e piccoli vasi).
Conclusioni. Lo studio fornisce uno spunto di riflessione per le strutture ospedaliere indicando, in condizioni di scarsità di risorse sanitarie, l’adozione di stent medicati in pazienti a maggior rischio di restenosi (diabetici e piccoli vasi) e l’utilizzo di stent metallici in popolazioni con più ridotto rischio di reintervento. Un mix di utilizzo di questo tipo consentirebbe di contenere il problema della scarsità di risorse sanitarie e di assicurare al contempo un’elevata qualità dei servizi offerti dai laboratori di emodinamica siciliani.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481