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G Ital Cardiol 2001;2(7):775-782



Identificazione di pazienti con infarto miocardico acuto dimissibili precocemente: valutazione prospettica mediante semplici indicatori clinici e strumentali

Ernesto Murena, Umberto Molero, Nicola Moio, Alfonso Pisani, Maria Angela Stingone, Arturo Guardascione, Vincenzo Grassia, Carolina Scilla, Annapatrizia Marino, Gerolamo Sibilio

Razionale. I pazienti con infarto miocardico acuto (IMA) non complicato presentano tuttora un’ospedalizzazione prolungata. Una ridotta degenza sarebbe vantaggiosa per ridurre i costi e per migliorare l’assistenza sanitaria. Il presente studio si propone di: 1) identificare, in modo prospettico, l’IMA non complicato dimissibile precocemente; 2) verificare la comparsa di eventi avversi a 14 giorni; 3) verificare, a 6 mesi dall’evento acuto, la mortalità cardiovascolare.
Materiali e metodi. In quinta giornata dall’evento acuto, 526 pazienti con IMA, ricoverati consecutivamente presso la nostra Unità di Terapia Intensiva Coronarica dal marzo 1997 all’agosto 1999, sono stati distinti, sulla base di criteri clinico-strumentali, in un gruppo “complicato” (n = 195) ed in uno “non complicato” (n = 331). I pazienti con IMA non complicato eleggibili ad una dimissione precoce erano di età < 75 anni, con personalità non ad alto rischio, non presentavano vasculopatia cerebrale acuta, blocco di branca sinistra all’elettrocardiogramma, ischemia miocardica transitoria dopo le prime 24 ore, segni clinici e/o evidenza ecocardiografica di disfunzione ventricolare sinistra (frazione di eiezione < 40%), episodi di fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare sostenuta dopo le 48 ore dall’IMA né erano sottoposti a cardioversione elettrica o defibrillazione (dopo le 48 ore dall’evento acuto) e non richiedevano angioplastica coronarica o bypass aortocoronarico. Le dimissioni dei pazienti non complicati sono state effettuate mediamente in sesta giornata (6.5 ± 0.72 giorni). I test di valutazione funzionale non sono stati eseguiti durante il ricovero, ma sono stati programmati per la quattordicesima giornata dall’episodio acuto. Gli eventi avversi “hard” (morte o reinfarto) e “non-hard” (angina instabile o rivascolarizzazione) sono stati valutati a 2 settimane, e la mortalità a 6 mesi dall’infarto.
Risultati. Il gruppo non complicato, nell’intervallo dalla dimissione all’esecuzione del test da sforzo, ha registrato eventi hard in 4 pazienti (1.2%), di cui 1 (0.3%) exitus e 3 (0.9%) reinfarti, ed eventi non-hard (angina instabile e rivascolarizzazione) in 7 pazienti (2.1%). Nel gruppo non complicato con eventi a 14 giorni, i livelli serici di creatinchinasi (CK) totale e di CK-MB, rilevati all’atto del primo episodio ischemico acuto, erano significativamente minori rispetto a quelli osservati nei pazienti senza eventi. Nel gruppo complicato (degenza media 9.9 ± 1.79 giorni), tra la sesta e la quattordicesima giornata dall’IMA, si sono manifestati 65 eventi avversi hard e non-hard (33.3%). Nel follow-up a 6 mesi si è evidenziata una riduzione statisticamente significativa (2.11 vs 27.17%, p < 0.0001) della mortalità nel gruppo non complicato rispetto al gruppo complicato. L’analisi multivariata ha mostrato differenze statisticamente significative solo per l’età e il trattamento trombolitico.
Conclusioni. Questo primo studio prospettico italiano dimostra che l’utilizzo di semplici criteri, alla quinta giornata, dopo un IMA, identifica una popolazione di pazienti non complicati, eleggibili ad una dimissione precoce.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481