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G Ital Cardiol 2000;1(6):783-789



Intervento di Bentall-DeBono: otto anni di esperienza clinica

Antonio Scafuri, Paolo Nardi, Stefano Forlani, Carlo Bassano, Michele Danilo Pierri, Antonio Pellegrino, Patrizio Polisca, Fabrizio Tomai, Giovanni Maria De Matteis, Luigi Chiariello

Razionale. L’ectasia aortico-anulare è una dilatazione della radice aortica a cui si associa il coinvolgimento dei seni di Valsalva. Bentall e DeBono nel 1968 utilizzavano la prima protesi tubulare valvolata su cui reimpiantavano gli osti coronarici. Con l’introduzione di materiali protesici più impermeabili al sangue negli ultimi anni si sono ridotte notevolmente le complicanze con miglioramento dei risultati ospedalieri ed a distanza.
Materiali e metodi. Dal gennaio 1991 al dicembre 1998, 44 pazienti su 241 trattati per patologia dissecante o espansiva dell’aorta ascendente venivano sottoposti alla procedura di Bentall-DeBono; dei 44 pazienti (35 maschi, 9 femmine, età media 53.7 anni) 3 presentavano dissecazione aortica acuta, 5 pazienti erano asintomatici, 10 erano in II classe funzionale NYHA, 14 in III classe, 9 in IV classe, 2 presentavano angina a riposo, 1 disfonia; in 37 pazienti era presente insufficienza valvolare aortica ed in 7 stenosi valvolare associata. La diagnosi si otteneva mediante ecocardiogramma transesofageo e con tomografia computerizzata dell’aorta per la dissecazione acuta; mediante esame ecocardiografico, tomografia computerizzata e/o risonanza magnetica e cateterismo cardiaco per il timing chirurgico degli aneurismi espansivi e dissecanti cronici dell’aorta. Il follow-up risultava completo al 100% (durata media 23 ± 20.9 mesi, range 4-79 mesi).
Risultati. Quattro pazienti (9%) decedevano; in 4 (9%) era necessaria la revisione dell’emostasi, in 5 (11.4%) impianto di pacemaker per blocco atrioventricolare di III grado, in 1 (2.3%) si verificava emiparesi sinistra transitoria. All’analisi univariata la IV classe NYHA (p < 0.005) e l’eziologia aterosclerotica (p < 0.05) risultavano fattori predittivi di rischio operatorio. Al follow-up si verificavano 7 decessi, per una sopravvivenza attuariale a 24 mesi del 75 ± 9%; 3 pazienti decedevano per morte improvvisa, 3 per scompenso cardiaco, uno per ictus emorragico; 31 pazienti viventi (94%) erano in I classe NYHA e 2 (6%) in II classe.
Conclusioni. La procedura di Bentall-DeBono comporta tuttora un discreto rischio con buoni risultati; la presentazione clinica ed una malattia valvolare inveterata con eziologia aterosclerotica sembrano influenzare i risultati ospedalieri precoci ed a medio termine.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481