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G Ital Cardiol 2000;1(6):797-802



Mixoma dell'atrio sinistro. Aspetti clinici e chirurgici in 26 casi operati

Roberto Tiraboschi, Amedeo Terzi, Maurizio Merlo, Annamaria Procopio

Razionale. Il mixoma dell’atrio sinistro, anche se raro, rappresenta il più frequente tumore benigno cardiaco. Scopo dello studio è stato confrontare la nostra esperienza con i dati forniti dalla letteratura.
Materiali e metodi. Gli autori riportano la loro esperienza clinica e chirurgica in 26 casi (8 maschi, 18 femmine, età compresa tra 38 e 77 anni), operati dal maggio 1985 all’agosto 1999. La sintomatologia è stata quanto mai varia: dispnea da sforzo o parossistica notturna, cardioplamo, precordialgie, lipotimie od episodi sincopali. Il ritmo era sinusale in 22 casi, mentre 4 erano in fibrillazione atriale cronica. La diagnosi, spesso occasionale, è stata possibile in tutti grazie all’esame ecocardiografico transtoracico o transesofageo. In 4 casi vi era associata una coronaropatia. In 7 casi l’intervento è stato eseguito d’urgenza per l’instabilità emodinamica dovuta all’ostruzione mitralica da parte della massa tumorale. L’asportazione del tumore è stata eseguita in circolazione extracorporea attraverso la via atriale destra e transettale in 9, la via biatriale in 5, la via transettale obliqua in 11 e transettale verticale in 1. Il setto interatriale è stato ricostruito in 16 casi utilizzando un patch di pericardio autologo.
Risultati. Vi è stato un decesso postoperatorio in una paziente di 70 anni per fibrillazione ventricolare irreversibile e 3 decessi tardivi per cause extracardiache. Un paziente è stato rioperato con successo, a 4 anni dall’intervento, per recidiva del tumore omosede evidenziatosi dopo episodio embolico cerebrale. I 22 pazienti viventi sono tutti asintomatici, 20 in ritmo sinusale e 2 in fibrillazione cronica.
Conclusioni. Gli autori sottolineano come oggi il tumore, che spesso decorre in maniera asintomatica, sia facilmente diagnosticabile con l’impiego dell’ecocardiografia e che l’intervento vada eseguito in maniera tempestiva per prevenire i rischi di embolizzazione o fenomeni di occlusione o danno mitralico. L’intervento può essere considerato curativo e a basso rischio, ma data la possibilità anche se rara di recidiva è importante un costante follow-up clinico e strumentale degli operati.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481