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G Ital Cardiol 2000;1(5 Suppl. 2):17-22



Cardiopatia ischemica: fattori di rischio e loro ruolo biologico

Mario Mancini, Paolo Rubba

L’aterosclerosi è un processo patologico, lentamente progressivo, che interessa l’intima e la media delle arterie di grosso e medio calibro, con formazione di lesioni focali (placche) contenenti tessuto fibroso e materiale lipidico. Le lesioni arteriose sono classificate in: cellule schiumose isolate; strie lipidiche; preateromi; ateromi e fibroateromi.
Il fibroateroma cresce di dimensioni lentamente nel tempo, è una lesione instabile che può complicarsi con emorragia intraplacca, rottura, trombosi sovrapposta. È in questo stadio che le lesioni arteriosclerotiche diventano sintomatiche, in quanto si realizza un’ostruzione del flusso ematico con produzione di ischemia. Il complicarsi delle lesioni arteriose costituisce il principale meccanismo responsabile dell’infarto miocardico e cerebrale, delle arteriopatie obliteranti degli arti e dell’ischemia mesenterica.
La più accreditata ipotesi patogenetica dell’aterosclerosi è quella detta della risposta alla lesione endoteliale. La sofferenza endoteliale si traduce in un aumento della permeabilità nei confronti dei costituenti plasmatici ed in un’adesione di piastrine e monociti all’endotelio leso. Fattori di crescita liberati dalle piastrine e dai monociti, inducono la migrazione e la proliferazione delle cellule muscolari lisce all’interno dell’intima.
Diversi fattori quali l’iperlipidemia, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, il diabete mellito producono il primitivo danno endoteliale che mette in moto poi tutte le reazioni cellulari coinvolte nell’aterogenesi. Da molti anni è stato segnalato che l’aterosclerosi ha le caratteristiche dei processi infiammatori cronici. La risposta infiammatoria nelle arterie è per molti versi unica e differente da quella che si dimostra in altri organi o tessuti, quali fegato, rene, polmoni, articolazioni.
La valutazione degli indicatori metabolici di rischio (colesterolemia, omocisteinemia, emoglobina glicosilata) rientra nell’articolata valutazione del rischio coronarico globale del singolo paziente. La documentazione di placche carotidee con gli ultrasuoni indica una suscettibilità individuale a sviluppare lesioni aterosclerotiche e, con buona accuratezza, permette di valutare la risposta globale del sistema arterioso nei confronti delle diverse terapie.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481