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G Ital Cardiol 2000;1(5 Suppl. 2):93-99



L'ipertensione arteriosa sisto-diastolica verso l'ipertensione sistolica isolata

Pantaleo Giannuzzi, Ermanno Eleuteri

L’ipertensione arteriosa sisto-diastolica costituisce un fattore di rischio di primaria importanza per lo sviluppo di patologie cardiovascolari, e la riduzione dei valori di pressione arteriosa produce un effetto positivo in termini di minore morbilità e mortalità nei soggetti ipertesi. Negli ultimi anni si è sviluppato un interesse crescente verso l’ipertensione sistolica isolata, situazione caratterizzata per l’appunto da elevati valori di pressione sistolica (>/=140 mmHg) con diastolica nei limiti di norma (< 90 mmHg). In effetti i limiti di pressione sistolica e diastolica usati per definire l’ipertensione sistolica isolata variano lievemente ma significativamente nei lavori presenti in letteratura; proprio dalla variabilità di questi valori, oltre che dall’accuratezza con cui vengono effettuate le misurazioni pressorie, deriva la variabilità dei dati disponibili su incidenza e prevalenza della patologia. Per quanto concerne la fase diagnostica, sembra che la monitorizzazione pressoria non invasiva nelle 24 ore possa offrire un valido ausilio nel descrivere l’andamento della pressione arteriosa durante l’espletamento delle attività quotidiane, al netto di influenze esterne soprattutto di tipo emozionale (ad esempio “ipertensione da camice bianco”).
In soggetti con età > 60 anni il tipo di ipertensione più diffuso è l’ipertensione sistolica isolata borderline (pressione sistolica compresa tra 140 e 159 mmHg, pressione diastolica < 90 mmHg); l’80% di questi pazienti è destinato a sviluppare ipertensione arteriosa stabile nel corso dei successivi 20 anni di vita. In realtà l’osservazione che coerentemente con l’età si verifica un incremento dei valori di pressione sistolica e diastolica è da considerarsi tipico delle popolazioni del mondo occidentale e “civilizzato”, mentre altre popolazioni con abitudini di vita differenti (livelli di attività fisica superiori e protratti nel tempo, minore consumo di cloruro di sodio con la dieta) non mostrano questa tendenza; è quindi verosimile che il dato sia da correlarsi a fattori microambientali piuttosto che a caratteristiche genetiche come inizialmente prospettato.
Il trattamento farmacologico dell’ipertensione sistolica isolata conduce ad una significativa riduzione del rischio di stroke e di patologie ed eventi cardiovascolari. In base ai dati presenti in letteratura non è possibile identificare la terapia ideale per l’ipertensione sistolica isolata; la scelta del tipo e della dose del farmaco deve essere quindi attentamente valutata e personalizzata in base alle caratteristiche del paziente da trattare.

Il Pensiero Scientifico Editore
Riproduzione e diritti riservati  |   ISSN online: 1972-6481